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Memoria ed inconscio: le colonne d’Ercole della psicologia scientifica

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1. Premessa

Col differenziarsi progressivo dei saperi è spesso stato compito, difficile e scomodo, di una branca delle scienze quello di criticarne un’altra, mostrando le leggerezze teoretiche e la sicumera non dovuta di alcuni fondamenti. Non ha fatto eccezione lo studio della ψυχή, la psicologia, a seguito della profonda metamorfosi che gradualmente ha portato una materia eminentemente filosofica a convertirsi in disciplina applicata, nuovamente rifondata su basi scientifiche; a cavallo fra il XIX e il XX secolo ciò implicava inevitabilmente un allignarsi nella mentalità positivistica, con le sue speranze e la salda convinzione di equivalenza fra metodi prima qualitativamente eterogenei in un comune sostrato matematico-empirico. Se lo stringere d’assedio al positivismo e allo scientismo non tardò a sbocciare già in contemporanea al suo rigoglio, un confronto maturo con quelli che furono i frutti dell’unione fra scienza e psiche venne intrapreso solo nella seconda metà del ‘900 (pensiamo all’antipsichiatria di Foucault, Goffman e molti altri). Eppure germi di tali intenti erano già presenti nell’istituzione della psicanalisi, oggi vista letterariamente come fiero alter ego della psicologia ufficiale, che in realtà si proponeva come conseguenza e proseguimento della stessa; nello spiritualismo e nell’evoluzionismo “vitalista”, che ai prodromi della fenomenologia indaga un mondo che non si esaurisce nell’assioma della causalità e delle relazioni fisico-chimiche.

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Tra Gloria e Celebrità. Appunti dal Festival della filosofia 2014.

.Introduzione:

In questo articolo ci accingiamo ad esporre non soltanto dei contenuti filosofici e degli interessanti spunti riguardanti la tematica della Gloria, del Potere e dell’Onore, concetti tematici scelti per le conferenze tenute al Festival della Filosofia del 2014, ma a riportare a caldo la complessità d’una esperienza che abbiamo vissuto come Associazione. L’importanza del Festival della Filosofia ci è parsa subito venirci incontro tramite il fermento, la larga presenza e la concentrazione di studiosi e ricercatori autorevoli provenienti da istituti internazionali. Non possiamo non palesare, oltre l’entusiasmo, una piccola critica, considerando quanto poco basti per fare della filosofia: un luogo consono, una platea che interviene, il διαλέγεσθαι di domande e risposte e, al giorno d’oggi, forse uno schermo sul quale poter proiettare immagini e filmati da commentare. A differenza di settori che richiedono grandi investimenti, come la Medicina o le sperimentazioni ingegneristiche, per capire il ruolo dell’uomo nella società in cui vive ed attualizzare i significati dei termini vitali delle nostre esistenze non servirebbe poi un grande movimento di beni materiali. A questo riguardo sovvengono subito in mente le parole di una nota intervista fatta ad Heidegger, che commentando la celeberrima undicesima tesi su Feuerbach di Karl Marx aggiunge: «Cambiare il mondo presuppone un cambiamento della concezione del mondo. Un’interpretazione del mondo può essere oltrepassata soltanto tramite un’interpretazione ancora più accurata»1. Ci auguriamo che l’eccellenza dell’iniziativa, il dinamismo degli organizzatori che ha permesso ai filosofi in itinere di visitare altre fiere del libro e della cultura e gli inviti ad eminenti studiosi provenienti da altri settori e discipline, non rimangano fattori isolati, che possano diffondersi organizzazioni di questo genere presso numerosi dipartimenti universitari, che avrebbero tutti gli strumenti necessari nelle loro mani.

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  1. Traduzione nostra. Per visionare questa parte dell’intervista: https://www.youtube.com/watch?v=jQsQOqa0UVc

Saggio – Pensiero borghese e proletario in “Storia e coscienza di classe”

.La categorie di borghese e rivoluzionario hanno permeato la filosofia, la letteratura e in buona parte tutte le scienze sociali dal sorgere del marxismo al XX secolo. Il saggio intende fornire un’analisi di alcuni passi fondamentali dell’opera di György Lukács, “Storia e coscienza di classe”, ritenuta fondamentale per tale tematica.
In Lukács le «antinomie del pensiero borghese» e «il punto di vista del proletariato» non hanno a che fare strettamente con una classificazione di benessere e censo di stampo statistico; borghesi e rivoluzionarie sono alcune scienze e le loro metodologie ed anche filosofi e ricostruzioni storiche possono essere caratterizzate in questo modo. Alla borghesia spetta la dilatazione ad oltranza del suo presente e l’applicazione di leggi razionali eterne nei contenuti dell’immediatezza; al proletariato la creazione di nuove mediazioni, la riscoperta di legami con delle tendenze del passato che facciano nascere nuove prospettive future.

Molte sono le riflessioni che possono nascere a partire dall’opera di Lukács in questo primo quarto di secolo del nuovo millennio; esistono ancora delle classi come soggetti dell’operare storico? Ed è ancora pregnante di senso quella differenza, che può suonare quasi come una tentazione, fra coscienza di classe e coscienza di ceto che il proletariato deve mantenere per non diventare anch’esso, quantomeno da un punto di vista teoretico, dalla mentalità borghese? Leggi il resto di questo articolo »

Reificazione e catessi: la teoria di Axel Honneth, la critica di Judith Buttler (pt.2)

.4. La catessi nei confronti delle cose:

La capacità di riconoscimento nello sviluppo infantile, come detto sopra, ruota attorno a due cardini: l’imitazione della persona amata e la catessi nei riguardi degli oggetti. Quest’ultima è una relazione complessa e studiata sotto diversi aspetti; propriamente la “catessi” è l’investimento di una carica libidica (in termini ancora freudiani) nei confronti di un oggetto. Nel ricostruire l’evolversi del legame empatico fra due soggetti, in questo caso fra bambino e persona amata, il procedimento non riguarda però la carica libidica dell’infante ma la sua comprensione della catessi dell’Altro. Quest’aspetto essenziale, che ha corrispettivi in tutta la psicanalisi, viene considerato fondamentale anche da Adorno: «In recognizing other persons we must at the same time recognize their subjective conceptions and feelings about nonhuman objects […] being aware that these objects possess a multiplicity of existential meanings for the people around us» 1. Il verificarsi della comprensione dell’Altro tramite questa dinamica permette di estendere la sensibilità assiologica del bambino, mentre il processo imitativo riguardava più specificamente il cambio di prospettiva. Il capitolo della catessi negli studi sulla reificazione è decisamente ampio e tale concetto si presta a diverse obiezioni (ne vedremo alcune nella critica della Butler); Honneth, che ne fa una chiave essenziale per ulteriori passaggi, per esempio sembra non considerare l’ammonimento ecologico che riconosce a piante e animali dignità e rispetto in quanto tali e non in rapporto ad una attribuzione di valore di un Altro.

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  1. Vedi articolo precedente: Ivi, pagina 63.

Reificazione e catessi: la teoria di Axel Honneth, la critica di Judith Buttler (pt.1)

.1. Introduzione: la lezione a Berkeley:

Sul concetto di reificazione (Verdinglichung), che dovrebbe essere preminente in una sfera sociale contemporanea pullulante di oggetti, tecnologie “mediatiche” e messa in trasmissione del reale (presupposta nella rivoluzione dei social networks, ancora poco indagata), si è scritto e discusso molto a seconda delle diverse fioriture del pensiero marxista. Con un declino , avvertito ma spesso non realmente commisurato ai fatti della produzione letteraria e saggistica, della tradizione marxista si è quindi persa di vista l’importanza del rapporto filosofico ed assiologico fra l’uomo e le cose e del suo corrispettivo, nell’interpersonalità, del trattare qualcuno a guisa di oggetto e mezzo strumentale (è esplicito l’eco morale kantiano). Tuttavia l’aspetto rivoluzionario delle nuove modalità d’informazione e la parcellizzazione del lavoro nella fase «liquida» del capitalismo fervono d’una riattualizzazione ed è così che uno dei maggiori rappresentanti di quella che potremmo definire la “scuola habermasiana”, Axel Honneth, introduce la sua lectio magistralis presso l’università americana di Berkeley: “Reification: a New Look at an Old Idea” 1.
Come vedremo, è una lettura speculativa quella di Honneth, tesa a sradicarsi dalle premesse marxiste e, nelle sue intenzioni, alla liberazione del concetto di “reificazione” da alcune pastoie che potrebbe permetterne un nuovo utilizzo: per compiere una simile impresa l’approcciarsi del pensatore tedesco oscilla fra lo scandagliare un’altra tradizione filosofica, quella hegeliana, contrapponendo alla Verdinglichung una premessa esistenziale empatica, l’Anerkennung (il Riconoscimento) in quanto “antidoto”; in un altro verso si segue la ricerca di nuovi appigli dati dalla psicologia dello sviluppo e dell’infanzia. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Axel Honneth, Reification, Oxford University Press, Oxford, 2008. 

Saggio – L’assente nella percezione

.La conoscenza è un processo “positivo”: lungi da una valutazione di tipo morale, in questo caso si attribuisce alla scienza un valenza di creatio ex nihilo, una non-deformazione e la possibilità di innalzare delle strutture. Ma è possibile abbracciare una posizione così luminosa, priva di contorni e ombre? Con un taglio trasversale in diversi campi del sapere, realizzabile soltanto attraverso un approccio filosofico, nel saggio seguente si individuano nelle osservazioni di studiosi autorevoli (lo storico dell’arte Alois Riegl, il neurologo Semir Zeki, il fisiologo Hermann von Helmoltz e il fenomenologo Maurice Merleau-Ponty) sulla percezione fisica (soprattutto visiva) delle zone “vuote”. La conoscenza ha forse dei rigurgiti volontari, frustrazioni dovute all’impossibilità di un sapere totale… o si può parlare di una condizione base della forma “umana” della percezione soltanto in “presenza” di una “assenza”? Di una campitura destinata all’immaginazione, di un ordine costruttivo del cervello o, più che mai auspicabile, di una connessione diretta fra l’Uomo e il Mondo in base ad una comunanza di organi vivi e di omogeneità delle sostanze percepenti e percepite?

L’assenza nella percezione non si può indagare e inquadrare, in quanto assenza: si indica, si indovina. Ciò risulta possibile soltanto adesso, con maggiore chiarezza rispetto al passato, con il profilarsi epistemologico di un nuovo modo possibile di intendere il percepire: il “sensore” dell’Intelligenza Artificiale. Una percezione da intendersi come sommatoria perfetta e dettagliata di tutto ciò che c’è da “registrare” dell’esistente si può considerare “percetto” nel senso classico? Leggi il resto di questo articolo »

Laicità come conseguenza paradossale del monoteismo? Il “Noachide” nella Religion der Vernunft di Hermann Cohen (pt.2)

.La figura del Noachide diventerà un cardine nella rielaborazione talmudica e in Maimonide: c’è in ogni caso una vera e propria concretezza in questa “Legge”, quantificata in sette prescrizioni di carattere civile. Nessuna di queste ha qualcosa che riconduce all’ebraismo in sé, non siamo ancora giunti a quella discendenza di Abramo che dovrebbe segnare con i suoi passi un cammino favorito da Dio: sono prescrizioni di carattere morale, in sé razionali nell’interpretazione di Cohen, e l’unico riferimento che viene fatto alla religione è un generico ammonimento nei confronti della bestemmia e dell’idolatria1 che riguarda il mantenimento dell’ordine pubblico di qualsiasi civiltà antica. Al Noachide viene sollecitato dunque il riconoscimento della moralità, «mentre quello della religione non gli viene richiesto2».

Noè «non ha ricevuto ancora altra rivelazione al di fuori di quella dell’uomo come essere vivente3»: già qui ci è dato modo d’azzardare quella forma di laicità del diritto, che si annida paradossalmente nel testo fondativo dei monoteismi. Nei termini coheniani è presente la formula di “diritto naturale”: viene da domandarsi se nella contemporaneità possa considerarsi anche la bioetica come sfera che, riguardando ancora metaforicamente il patto fra Dio e i Noachidi, non possa essere privata d’una dimensione di universalità contro le rivendicazioni di differenti credi. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Più che mera adorazione di idoli, zoomorfici o antropomorfici, Cohen collega spesso il termine “idolatria” del linguaggio biblico a culti estatici e senza controllo, di carattere erotico per esempio.
  2. Ibi, pagina 213.
  3. Ibidem.

Laicità come conseguenza paradossale del monoteismo? Il “Noachide” nella Religion der Vernunft di Hermann Cohen (pt.1)

.Quella che era sembrata per qualche anno una questione di “attualità” in Italia, nazione con una larga maggioranza della popolazione credente e cattolica, riguardo la possibilità di mantenere appeso dentro ogni aula scolastica il simbolo religioso della croce, ha in realtà definitivamente sorpassato il confine del dibattito momentaneo, dando il via ad ampie riflessioni di carattere morale sulla laicità o meno delle istituzioni. È diventato chiaro dopo qualche anno che la questione non verteva più né soltanto sulla legalità, nel carattere caotico dell’ubi maior legislativo (disposizioni dei TAR regionali versus decreti regi risalenti agli anni ’20 ancora in vigore), né si limitava ad un sentire collettivo della popolazione italiana: il modello multiculturale ed integrativo di un nuovo mondo globalizzato iniziava a scuotere fin nelle radici l’idea di Leitkultur, liquido amniotico dell’educazione nei vecchi Stati-Nazione.

Valutando la questione dall’alto e teoricamente, ci troviamo di fronte ad una religione monoteista, il Cristianesimo, che oltre a sentirsi minacciata dalla secolarizzazione atea, è, nei suoi fedeli, costretta nella condivisione di spazi comuni per la maggior parte dei casi con altri monoteismi. Nel populismo si è avvertita quasi immediatamente un’identità del rapporto fra laicità e religione implicito nella problematica con quello fra Cristianesimo ed Islam, Occidente e Oriente. Si tralascia spesso in tali confronti culturali la comune matrice di queste due religioni, il monoteismo, e per dipanare alcuni dubbi possiamo ricorrere più specificamente ad un unico testo, la Bibbia, con la quale entrambe più o meno consciamente si confrontano nella loro origine dottrinale. Leggi il resto di questo articolo »