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Lo Straniero amorale: Camus, Nussbaum, Proust, Agostino

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Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla ed essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo. 1

L’incipit de Lo Straniero di Albert Camus descrive l’episodio del funerale della madre di Meursault, il protagonista del romanzo. La perdita di una persona cara è un evento generalmente carico di emotività, specialmente quella di un genitore in quanto si tratta, al di là della valenza affettiva, di una figura chiave nella vita psicologica di una persona. C’è qualcosa che disturba, sin dall’inizio, nella narrazione di Meursault: l’uomo offre un resoconto dettagliato delle sue sensazioni, dei suoi pensieri e di ciò che avviene intorno a lui ma sembra mancare totalmente qualcosa sul piano emotivo. Persino l’uso del termine affettuoso “la mamma” (maman) appare forzato, fuori contesto nel discorso del figlio. L’importanza del genitore nella sua vita, il dolore, la tristezza non vengono mai menzionati. Leggi il resto di questo articolo »

  1. A. Camus (1957), p. 7. Traduzione italiana di Alberto Zeva.  “Aujourd’hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas. J’ai reçu un télégramme de l’asile: «Mère décédée. Enterrement demain. Sentiments distingués.» Cela ne veut rien dire. C’était peut-être hier.L’asile de vieillards est à Marengo, à quatre-vingts kilomètres d’Alger. Je prendrai l’autobus à deux heures et j’arriverai dans l’après-midi. Ainsi, je pourrai veiller et je rentrerai demain soir. J’ai demandé deux jours de congé à mon patron et il ne pouvait pas me les refuser avec une excuse pareille. Mais il n’avait pas l’air content. Je lui ai même dit: «Ce n’est pas de ma faute.» II n’a pas répondu. J’ai pensé alors que je n’aurais pas dû lui dire cela.”

Sommovimenti del pensiero: la teoria delle emozioni di Martha Nussbaum

.Il titolo originale de L’intelligenza delle emozioni di Martha Nussbaum è Umpheaval of Thought: The Intelligence of Emotions, nella traduzione italiana si è persa la citazione di Proust «Sommovimenti del pensiero» (soulèvements géologiques de la pensée) che illustrava certamente meglio il rapporto tra intelligenza e emozioni. Le emozioni infatti non si limitano ad avere una qualche forma di intelligenza, ma agiscono sul pensiero scuotendolo, sollevandolo, dandoci motivazioni per agire o non agire. Le emozioni dunque, in quanto “sommuovono” l’agire umano, sono una parte fondamentale, troppo spesso ignorata, della filosofia morale. Il compito che la filosofa statunitense si prefigge è un’analisi multidisciplinare delle emozioni, del loro ruolo nella nostra vita spirituale e sociale, nello sviluppo e nella salute psicologica e nel senso che scegliamo di dare alla nostra vita. Benché ogni emozione abbia le sue caratteristiche specifiche, il suo significato, i suoi pregi, i suoi difetti, tutte le emozioni sono strettamente imparentate tra di loro. Verranno in seguito presentate, secondo la lettura di Nussbaum, le caratteristiche comuni a tutte le emozioni e il loro ruolo e significato generale per l’essere umano. Leggi il resto di questo articolo »

La critica di Thomas Kuhn alla logica della scoperta di Karl Popper

 Untitled-2In questo lavoro verranno esposte brevemente alcune critiche mosse da Thomas Khun (1922-1996) a Karl Popper (1902-1994) riguardo alcuni punti della teoria di quest’ultimo che contrastano in modo particolare con la visione della crescita della conoscenza dello storico e filosofo della scienza statunitense. Per ammissione dello stesso Kuhn, il lavoro di Popper ha avuto una grande influenza sui suoi studi ed entrambi possono essere considerati come appartenenti alla “stessa minoranza tra i filosofi della scienza contemporanei”1, due visioni della scienza a prima vista strettamente imparentate ma che se analizzate nei loro nodi di incompatibilità, identificati da Kuhn, rivelano profonde differenze.Si crede sia innanzitutto necessario ripercorrere a grandi linee il pensiero di Popper, e in seguito verranno presentate le quattro critiche formulate da Kuhn (e contenute in un articolo apparso proprio in un volume su Popper: The philosophy of Karl Popper, 1974): la prima è rivolta alla nozione di controllo applicata ad intere teorie scientifiche (in situazioni di “ricerca straordinaria”) e di conseguenza alla demarcazione popperiana tra scienza e altre discipline; la seconda critica è indirizzata alla nozione di errore applicata (come nella prima critica) ad intere teorie; la terza è una critica alla falsificazione come criterio logico; e infine il quarto punto di Kuhn riprende i primi tre per giungere a una conclusione sul significato delle differenze tra le visioni della scienza dei due filosofi.

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  1. Kuhn, Logica della scoperta o psicologia della ricerca? In I. Lakatos e A. Musgrave (a cura di), 1986, p. 70.

L’esperimento di Libet: siamo veramente liberi?

Il problema del libero arbitrio è, secondo Hume, «La più controversa questione della metafisica e della scienza» 1.

Non si tratta tuttavia di un problema solo, ma di una molteplicità di questioni, come ad esempio: la definizione stessa di libero arbitrio o di libertà, il rapporto tra libertà e responsabilità, la compatibilità o meno del determinismo 2 con la libertà umana, oppure la validità della visione opposta, l’indeterminismo 3. Al di là di queste controverse questioni, principalmente logico-concettuali, sulle quali da oltre due millenni i filosofi dibattono, vi sono oggi metodi empirici sempre più precisi per indagare concretamente il libero arbitrio. Quest’ultimo non è però totalmente valutabile o misurabile empiricamente mediante rilevazioni oggettive di dati. L’unico modo certo per sapere se un soggetto sia consapevole o meno di volere compiere una determinata azione, è in ultima analisi rivolgersi a lui direttamente; bisogna scontrarsi con la sua coscienza. Nel settore delle neuroscienze del libero arbitrio l’oggettività dei dati scientifici deve piegarsi e relazionarsi alla soggettività dei resoconti individuali.

Nel 1977 il neurofisiologo e psicologo statunitense Benjamin Libet (1916-2007), trovandosi a Bellagio sul lago di Como, a tentare di elaborare un metodo sperimentale per misurare il rapporto tra processi cerebrali e volontà, ebbe l’intuizione chiave per poter effettuare il suo esperimento.

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  1. David Hume, Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale, Laterza, Bari-Roma, 1971 , pp.145-7(1748)
  2. Il determinismo è la visione del mondo secondo cui ogni evento è causalmente determinato da eventi precedenti.
  3. M. De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Laterza, Roma-Bari, 2004, p.16

Cinema e Icona oltre il materialismo sovietico: da Florenskij a Tarkovskij

Nel 1966, il regista russo Andrej Arsenevič Tarkovskij (1932-1986), termina il suo secondo lungometraggio, Andrej Rublëv. Il film viene bloccato per anni dal Goskino (commissione di stato sovietica per il cinema) e dimezzato dai tagli, per una durata di “sole” 3:20 ore. La sua partecipazione al Festival di Cannes viene permessa (con tre anni di ritardo) a condizione che sia presentato fuori concorso. Il film viene proiettato l’ultimo giorno del Festival alle 4 del mattino, malgrado ciò vince il premio FIPRESCI. Non riuscendo più a fermarne la diffusione all’estero, viene fatto uscire anche in URSS, in versioni ulteriormente censurate 1, sebbene non pubblicizzato e distribuito in modo molto limitato, ha un successo enorme 2. Oggi Andrej Rublëv è considerato come uno dei migliori prodotti del cinema russo, e non solo3. Per quale motivo allora i dirigenti sovietici erano così reticenti a diffondere il capolavoro di Tarkovskij?

La ragione di fondo è di natura ontologica: la filosofia ufficiale in Unione Sovietica era il materialismo, definito “dialettico” da Friedrich Engels e da Lenin 4, in quanto si appropriava del “metodo dialettico” di Hegel. La dialettica è più di un semplice metodo, è una legge universale che permette al materialismo di considerare che ogni ente contiene, in sé, delle forze, contraddittorie tra loro, che lo fanno mutare continuamente. Questa dinamica spiega ogni aspetto della realtà: tutto è conoscibile oggettivamente, non vi è più spazio per una metafisica o in generale per qualsiasi entità spirituale. Si nega l’esistenza di  qualsiasi forma di “spirito” usando (e tradendo) la filosofia di Hegel che è proprio una filosofia dello Spirito. L’intero campo della conoscenza, libero da entità trascendenti, si rende oggettivo e razionale (e quindi disponibile al controllo del regime). Leggi il resto di questo articolo »

  1. Tarkovskij acconsentirà a tagliarlo fino a 186 minuti ma, senza il permesso del regista, il film viene tagliato fino ad essere ridotto addirittura a poco più di un’ora, bisognerà aspettare fino al 1987 perchè venga liberamente distribuito nella versione originale, oggi disponibile grazie a Martin Scrosese che ne acquistò una copia all’epoca, oggi riadattata da The Criterion Collection: http://www.criterion.com/films/300-andrei-rublev
  2. Ne vengono prodotti solo 277 rulli e vengono venduti 2,98 milioni di biglietti, per l’intera storia della vicenda, Andrej Tarkovskij, Martirologio. Diari 1970-1986, Edizioni della Meridiana, Firenze, 2002
  3. Ad esempio: una Classifica di film russi ed una Classifica di film mondiale
  4. Friedrich Engels, Anti-Dühring, 1878 e Dialettica della Natura, 1883 ; Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, 1909

Cos’è un’opera d’arte? Kant dopo Duchamp

 Entro in un museo. Mi metto in coda alla biglietteria, aspetto, la coda non avanza, perché? nessuno mi risponde, nessuno mi guarda, perché? i passanti mi dicono che la fila è un’opera d’arte. Un po’ scombussolato comincio il percorso, vedo una lattina schiacciata accanto a un cestino, mi accingo a raccoglierla, un custode mi ferma urlandomi che è un’opera d’arte. Nella sala successiva non c’è niente, noto che la luce si spenge ogni tanto, mi spiegano che è un’opera d’arte. Continuo il mio cammino, guardo con sospetto un’estintore, sarà un’opera d’arte? Entro in un’altra stanza è tutto buio, cerco tastando i muri la porta per uscire quando vengo spinto violentemente per terra, spaventato e dolorante riesco a uscire: era un’opera d’arte. Basta. Non capisco. Ero entrato nel museo per capire cos’è l’arte contemporanea e ne so meno di prima. Sono sfinito, mi siedo, immediatamente delle turiste giapponesi cominciano a fotografarmi: sono diventato un’opera d’arte. 1

Emerge da questo aneddoto un diffuso scetticismo ispirato da un’arte contemporanea sempre meno unitaria e definibile: in tale caos, cos’è ancora arte?

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  1. Aneddoto in parte ispirato dall’episodio 1 della 5 stagione del Testimone di Pif: http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s05/il-testimone-s05e01-pif-arte-contemporanea