Archivi per la categoria ‘Filosofia della scienza’

La critica di Thomas Kuhn alla logica della scoperta di Karl Popper

 Untitled-2In questo lavoro verranno esposte brevemente alcune critiche mosse da Thomas Khun (1922-1996) a Karl Popper (1902-1994) riguardo alcuni punti della teoria di quest’ultimo che contrastano in modo particolare con la visione della crescita della conoscenza dello storico e filosofo della scienza statunitense. Per ammissione dello stesso Kuhn, il lavoro di Popper ha avuto una grande influenza sui suoi studi ed entrambi possono essere considerati come appartenenti alla “stessa minoranza tra i filosofi della scienza contemporanei”1, due visioni della scienza a prima vista strettamente imparentate ma che se analizzate nei loro nodi di incompatibilità, identificati da Kuhn, rivelano profonde differenze.Si crede sia innanzitutto necessario ripercorrere a grandi linee il pensiero di Popper, e in seguito verranno presentate le quattro critiche formulate da Kuhn (e contenute in un articolo apparso proprio in un volume su Popper: The philosophy of Karl Popper, 1974): la prima è rivolta alla nozione di controllo applicata ad intere teorie scientifiche (in situazioni di “ricerca straordinaria”) e di conseguenza alla demarcazione popperiana tra scienza e altre discipline; la seconda critica è indirizzata alla nozione di errore applicata (come nella prima critica) ad intere teorie; la terza è una critica alla falsificazione come criterio logico; e infine il quarto punto di Kuhn riprende i primi tre per giungere a una conclusione sul significato delle differenze tra le visioni della scienza dei due filosofi.

Leggi il resto di questo articolo »

  1. Kuhn, Logica della scoperta o psicologia della ricerca? In I. Lakatos e A. Musgrave (a cura di), 1986, p. 70.

L’acquisizione del linguaggio negli infanti – l’argomento della povertà dello stimolo

Avevamo anticipato in “Il linguaggio, facoltà solamente umana – Chomsky a Roma” la prossima uscita di un articolo concernente l’apprendimento del linguaggio negli infanti. L’argomento, che non poteva esaurirsi nel pezzo su Chomsky ma neppure venir introdotto senza trattare le posizioni del celebre linguista americano,  verrà qui esposto anteponendo un’introduzione di carattere generale al resoconto del simposio “Tra appreso e innato: come emerge il linguaggio nei bambini”, tenutosi a Roma sempre nell’ambito dell’evento “Linguaggi” il 26/01/2014.

Lo studio dell’acquisizione del linguaggio ha radici  molto antiche,  risalenti a Platone ed a scritti sanscriti. Le teorie che attraversano la modernità muovendo dagli empiristi inglesi di fine Seicento, si caratterizzano rispetto al fattore indicato come maggiormente rilevante per l’acquisizione linguistica:  da una parte si insiste sulla natura e dunque sulle specificità del cervello umano, mentre dall’altra sul condizionamento e dunque sulle caratteristiche dell’ambiente in cui il soggetto esperisce il suo primo linguaggio.

Celebre esponente del secondo gruppo fu Burrhus Frederic Skinner 1, autore nel 1957 di Verbal Behaviour rilevante esponente dell’approccio comportamentista (behaviourism) 2. Leggi il resto di questo articolo »

  1. 1904 -1990. Psicologo, inventore e filosofo sociale, è stato professore di Psicologia ad Harward dal 1958 al 74. Considerato il più influente psicologo del 20esimo secolo, è autore di 21 libri ed oltre 180 pubblicazioni
  2. Il comportamentismo, di cui Skinner era esponente radicale, è una teoria psicologica che studia esclusivamente il comportamento (risposta o output) degli individui in rapporto a determinati stimoli esterni (o input). Tale scelta è dovuta ad un presupposto metodologico molto forte: solo ciò che è osservabile e misurabile oggettivamente può essere oggetto di scienza. Applicato in teoria del linguaggio, esso rifiuta la presenza di qualunque supposta struttura innata nella mente umana, attribuendo la formazione del linguaggio ad un meccanismo reiterato di stimolo – rinforzo e dunque di condizionamento. Skinner in particolar modo concentrò i suoi studi sul condizionamento operante, tramite il quale si cerca di attuare un “modellamento” del comportamento in relazione al programma di rinforzo cui il soggetto è sottoposto. Cfr. L.Mecacci, Storia della psicologia del Novecento, Laterza, Roma, 1992, p. 196-222

Il linguaggio, facoltà solamente umana – Chomsky a Roma

.   Il presente articolo 1 presenta la figura e le posizioni di un celebre autore e ricercatore  tra gli intellettuali più influenti e dibattuti dei nostri tempi: Avram Noam Chomsky. Ispirazione del pezzo è stato il recente intervento tenuto da Chomsky la sera del 25 gennaio 2014 presso l’Auditorium della capitale. La sua presenza, all’interno dell’evento “I linguaggi” 2, è stata senz’altro determinante 3 dell’enorme successo di pubblico: oltre 24 mila partecipanti in soli quattro giorni. Noam Chomsky, 85 anni, professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, si colloca nell’indirizzo scientifico della Psicologia cognitiva, e concepisce il linguaggio come branca della psicologia. Autore con una produzione più che cinquantennale,  è riconosciuto aver offerto forse il più grande contributo alla linguistica teorica del XX secolo tramite la formulazione della Grammatica. Generativa. Tale punto di arrivo ha costituito il cardine di una riflessione brillantemente sussunta nel suo intervento di 45 minuti.

Volendo presentare l’autore, ci serviremo delle parole di  Andrea Moro 4 ,  il linguista e neuroscienziato allievo di Chomsky che ne ha introdotto la figura: “Il primo equivoco e la prima esperienza che ho avuto con Chomsky è stato questo. Quando ho confessato ai miei colleghi di facoltà che ero interessato al pensiero di Noam Chomsky mi hanno chiesto “quale dei due”. Io, lì per lì, non sapevo cosa rispondere – perché sì sa che c’è un intellettuale politico ed un linguista -. Ma mi è bastato poco per capire che avevo sbagliato tutto: i Chomsky non sono due, ma tre …” Leggi il resto di questo articolo »

  1. Nota alle note. Trattandosi il presente di un resoconto di una conferenza, l’articolista non ha potuto citare l’origine di molte delle fonti, che quando possibile sono citate senza riportare pagine o simile
  2. L’evento “I linguaggi”, tenutosi dal 23 al 26 gennaio nell’auditorium della Capitale, è stato parte del Festival delle scienze 2014. L’auditorium ha ospitato più di 30 incontri che hanno visto partecipi dozzine di ricercatori ed insegnanti delle molte branche della scienza linguistica. Le discussioni, strutturate per lo più con dall’esposizione dei relatori a cui seguivano domande dal pubblico, hanno generalmente mantenuto un livello adatto ad una lezione universitaria, e sono state un prodotto adatto tanto agli esperti del settore quanto al largo pubblico
  3. Entrambe sono state un sold out, con i 671 posti della Sala Petrassi interamente occupati ed un megaschermo appositamente installato fuori per consentire alle dozzine di visitatori di poter comunque seguire l’evento
  4. Andrea Moro. (1962 -) ricercatore e neuroscienziato, docente di linguistica presso la Scuola Superiore Universitaria IUSS di Pavia e direttore del NeTS, Center for Neurocognition and Theoretical Syntax

L’esperimento di Libet: siamo veramente liberi?

Il problema del libero arbitrio è, secondo Hume, «La più controversa questione della metafisica e della scienza» 1.

Non si tratta tuttavia di un problema solo, ma di una molteplicità di questioni, come ad esempio: la definizione stessa di libero arbitrio o di libertà, il rapporto tra libertà e responsabilità, la compatibilità o meno del determinismo 2 con la libertà umana, oppure la validità della visione opposta, l’indeterminismo 3. Al di là di queste controverse questioni, principalmente logico-concettuali, sulle quali da oltre due millenni i filosofi dibattono, vi sono oggi metodi empirici sempre più precisi per indagare concretamente il libero arbitrio. Quest’ultimo non è però totalmente valutabile o misurabile empiricamente mediante rilevazioni oggettive di dati. L’unico modo certo per sapere se un soggetto sia consapevole o meno di volere compiere una determinata azione, è in ultima analisi rivolgersi a lui direttamente; bisogna scontrarsi con la sua coscienza. Nel settore delle neuroscienze del libero arbitrio l’oggettività dei dati scientifici deve piegarsi e relazionarsi alla soggettività dei resoconti individuali.

Nel 1977 il neurofisiologo e psicologo statunitense Benjamin Libet (1916-2007), trovandosi a Bellagio sul lago di Como, a tentare di elaborare un metodo sperimentale per misurare il rapporto tra processi cerebrali e volontà, ebbe l’intuizione chiave per poter effettuare il suo esperimento.

Leggi il resto di questo articolo »

  1. David Hume, Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale, Laterza, Bari-Roma, 1971 , pp.145-7(1748)
  2. Il determinismo è la visione del mondo secondo cui ogni evento è causalmente determinato da eventi precedenti.
  3. M. De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Laterza, Roma-Bari, 2004, p.16