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Tra Gloria e Celebrità. Appunti dal Festival della filosofia 2014.

.Introduzione:

In questo articolo ci accingiamo ad esporre non soltanto dei contenuti filosofici e degli interessanti spunti riguardanti la tematica della Gloria, del Potere e dell’Onore, concetti tematici scelti per le conferenze tenute al Festival della Filosofia del 2014, ma a riportare a caldo la complessità d’una esperienza che abbiamo vissuto come Associazione. L’importanza del Festival della Filosofia ci è parsa subito venirci incontro tramite il fermento, la larga presenza e la concentrazione di studiosi e ricercatori autorevoli provenienti da istituti internazionali. Non possiamo non palesare, oltre l’entusiasmo, una piccola critica, considerando quanto poco basti per fare della filosofia: un luogo consono, una platea che interviene, il διαλέγεσθαι di domande e risposte e, al giorno d’oggi, forse uno schermo sul quale poter proiettare immagini e filmati da commentare. A differenza di settori che richiedono grandi investimenti, come la Medicina o le sperimentazioni ingegneristiche, per capire il ruolo dell’uomo nella società in cui vive ed attualizzare i significati dei termini vitali delle nostre esistenze non servirebbe poi un grande movimento di beni materiali. A questo riguardo sovvengono subito in mente le parole di una nota intervista fatta ad Heidegger, che commentando la celeberrima undicesima tesi su Feuerbach di Karl Marx aggiunge: «Cambiare il mondo presuppone un cambiamento della concezione del mondo. Un’interpretazione del mondo può essere oltrepassata soltanto tramite un’interpretazione ancora più accurata»1. Ci auguriamo che l’eccellenza dell’iniziativa, il dinamismo degli organizzatori che ha permesso ai filosofi in itinere di visitare altre fiere del libro e della cultura e gli inviti ad eminenti studiosi provenienti da altri settori e discipline, non rimangano fattori isolati, che possano diffondersi organizzazioni di questo genere presso numerosi dipartimenti universitari, che avrebbero tutti gli strumenti necessari nelle loro mani.

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  1. Traduzione nostra. Per visionare questa parte dell’intervista: https://www.youtube.com/watch?v=jQsQOqa0UVc

Il linguaggio, facoltà solamente umana – Chomsky a Roma

.   Il presente articolo 1 presenta la figura e le posizioni di un celebre autore e ricercatore  tra gli intellettuali più influenti e dibattuti dei nostri tempi: Avram Noam Chomsky. Ispirazione del pezzo è stato il recente intervento tenuto da Chomsky la sera del 25 gennaio 2014 presso l’Auditorium della capitale. La sua presenza, all’interno dell’evento “I linguaggi” 2, è stata senz’altro determinante 3 dell’enorme successo di pubblico: oltre 24 mila partecipanti in soli quattro giorni. Noam Chomsky, 85 anni, professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, si colloca nell’indirizzo scientifico della Psicologia cognitiva, e concepisce il linguaggio come branca della psicologia. Autore con una produzione più che cinquantennale,  è riconosciuto aver offerto forse il più grande contributo alla linguistica teorica del XX secolo tramite la formulazione della Grammatica. Generativa. Tale punto di arrivo ha costituito il cardine di una riflessione brillantemente sussunta nel suo intervento di 45 minuti.

Volendo presentare l’autore, ci serviremo delle parole di  Andrea Moro 4 ,  il linguista e neuroscienziato allievo di Chomsky che ne ha introdotto la figura: “Il primo equivoco e la prima esperienza che ho avuto con Chomsky è stato questo. Quando ho confessato ai miei colleghi di facoltà che ero interessato al pensiero di Noam Chomsky mi hanno chiesto “quale dei due”. Io, lì per lì, non sapevo cosa rispondere – perché sì sa che c’è un intellettuale politico ed un linguista -. Ma mi è bastato poco per capire che avevo sbagliato tutto: i Chomsky non sono due, ma tre …” Leggi il resto di questo articolo »

  1. Nota alle note. Trattandosi il presente di un resoconto di una conferenza, l’articolista non ha potuto citare l’origine di molte delle fonti, che quando possibile sono citate senza riportare pagine o simile
  2. L’evento “I linguaggi”, tenutosi dal 23 al 26 gennaio nell’auditorium della Capitale, è stato parte del Festival delle scienze 2014. L’auditorium ha ospitato più di 30 incontri che hanno visto partecipi dozzine di ricercatori ed insegnanti delle molte branche della scienza linguistica. Le discussioni, strutturate per lo più con dall’esposizione dei relatori a cui seguivano domande dal pubblico, hanno generalmente mantenuto un livello adatto ad una lezione universitaria, e sono state un prodotto adatto tanto agli esperti del settore quanto al largo pubblico
  3. Entrambe sono state un sold out, con i 671 posti della Sala Petrassi interamente occupati ed un megaschermo appositamente installato fuori per consentire alle dozzine di visitatori di poter comunque seguire l’evento
  4. Andrea Moro. (1962 -) ricercatore e neuroscienziato, docente di linguistica presso la Scuola Superiore Universitaria IUSS di Pavia e direttore del NeTS, Center for Neurocognition and Theoretical Syntax

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.1)

Breve biografia dell’autore:

Leonardo Franceschini è nato a Roma nel 1985.  Ottiene la Laurea triennale in Filosofia e problemi storico sociali presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi intitolata “Il concetto di alienazione nelle opere giovanili di Marx”. Dopo aver trascorso un anno presso la “Universidad Ramon Llull” di Barcelona in qualità di studente erasmus, si laurea in Filosofia politica presso l’Università “La Sapienza” di Roma proponendo una tesi magistrale intitolata “Pensiero decoloniale: alternativa espistemica, scelta politica”. Nel 2012 e nel 2013 ha impartito un corso di filosofia e uno di lingua spagnola ai detenuti dell’istituto circondariale “Rebibbia” di Roma”. Dal giugno 2013 è membro del GIRCHE (Gruppo Internazionale di Ricerca: Cultura, Storia e Stato) presso la sede di Barcellona. Attualmente è dottorando presso la “Universidad de Barcelona” in attesa della cotutela con l’Università “L’orientale” di Napoli. In precedenza Leonardo Franceschini è stato anche autore della sceneggiatura del cortometraggio “Razza: umana”, in collaborazione con Shoah Foundation, Amnesty International e Archivio di Stato, vincitore del primo premio presso la Shoah Foundation Institute, University of Southern California. Ha inoltre tradotto l’opera teatrale “E’ stato morto un ragazzo”, basata sul caso di Federico Aldrovandi. L’opera tradotta, dal titolo “Obra Federico”, è stata rappresentata in molti teatri dell’America Latina. Da ormai dieci anni lavora privatamente con bambini e ragazzi affetti da problematiche legate alla dislessia e alla disgrafia, aiutandoli negli studi. Nel  Giugno 2013 pubblica il suo primo libro “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” edito dalla casa editrice Ombre Corte.

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La supposizione metafisica di Hans Jonas (pt.2)

Nell’articolo precedente è stato esposto il percorso battuto da Hans Jonas nel tentativo di rendere ragione dello spirito umano e della sua genesi. La struttura dell’opera può essere riassunta in tre fasi: nella prima Jonas teorizza il reperto cosmogonico e si concentra sulla validità delle scienze naturali sul piano meramente materiale; nella seconda viene indagata la relazione soggettività – spirito e il legame che questi due aspetti dell’esistenza umana hanno con il reperto cosmogonico; con la terza, presupponendo l’eccedenza e la trascendenza dello spirito, viene proposta una supposizione metafisica che prevede un Dio che si estranea a favore dell’autonoma cosmica. Come era stato affermato in precedenza questa ipotesi metafisica è solo in apparenza distante dal dibattito scientifico odierno. Materia, spirito e creazione. Reperto cosmologico e supposizione cosmogonica, lungi dall’essere un esperimento letterario e mitologico ad opera di uno dei più grandi esperti di religioni tardo-antiche, è un saggio che si inserisce con prepotenza ed innovazione all’interno dell’attuale panorama scientifico. Il trattato, che venne pubblicato per la prima volta in forma ridotta nel 1988,  è anzi una delle poche testimonianze, offerte dalla filosofia del secolo scorso, di nuovi spunti critici, autonomi rispetto alle due opposte fazioni impegnate nella disputa scientifica del ‘900: quella tra creazionisti ed evoluzionisti. Il lavoro di Jonas è decisivo anche in un altro senso. Il filosofo tedesco è infatti ben conscio che inserirsi nel dibattito scientifico proponendo un’ ipotesi metafisica potrebbe portare ad una facile e veloce liquidazione di Materia, spirito e creazione, bollata come “rigurgito metafisico” esterno ad un’argomentazione empirica. Per evitare una simile deriva Jonas è costretto a confrontare la sua supposizione con quell’intero patrimonio filosofico occidentale che si è cimentato nel problematico quesito circa l’origine del cosmo. Questo confronto permette di strutturare una profonda critica filosofica alle ragioni teoriche tanto dei creazionisti quanto degli evoluzionisti.

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La supposizione metafisica di Hans Jonas (pt.1)

Esistono degli interrogativi cui l’uomo sempre tende senza però riuscire a sentirsi pienamente soddisfatto e convinto dalle risposte a cui approda. Il grande quesito circa l’origine della vita, del mondo e dell’universo è uno di questi interrogativi radicali. Quest’interrogativo fondamentale attraversa l’intera storia dell’esistenza umana occupando un ruolo di prim’ordine tanto nei riti e nei miti delle civiltà arcaiche quanto nelle  più appassionate ricerche scientifiche contemporanee. Indubbiamente i progressi in campo scientifico e tecnologico hanno permesso di fare luce su aspetti del mondo ignoti o, semplicemente,  impensabili. Senza scadere in un positivismo radicale ed intransigente è doveroso evidenziare come lo sviluppo e la specializzazione delle scienze naturali, affiancate da un grandioso apparato tecnologico, abbia permesso all’uomo di arricchire la propria conoscenza circa la sua origine e quella dell’intero universo. Basti pensare a quel banale oggetto che è il cannocchiale puntato per la prima volta verso l’infinito del cielo da Galileo Galilei. Quel gesto, oggi così scontato, permise una rivoluzione tanto profonda da mettere in crisi sistemi secolari dati per certi. La scoperta delle imperfezioni lunari e di nuovi e lontanissimi astri, lungi dal mettere in dubbio la sola astronomia seicentesca, ripropose con forza domande vecchie quanto l’uomo 1: da chi o da cosa è stata generata l’immensità dello spazio? Siamo i soli abitanti dell’universo? Esistono dei limiti dell’universo? Questa generazione avviene partendo dal nulla o da una materia preesistente?

Sono passati secoli da quando il cannocchiale venne puntato da Galileo verso le stelle; oggi disponiamo di dati e teorie scientifiche che i primi scienziati moderni non avrebbero mai potuto immaginare. Anche le risposte circa l’origine dell’uomo e dell’universo sono profondamente mutate. In tal senso basta far brevemente riferimento alla rivoluzione iniziata da Darwin e alla più recente teoria del Big Bang e della conseguente espansione dell’universo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa. Editori Laterza, Bari 2011. pp. 107-147

Il nero groviglio dell’esistenza. “La Nausea” di Jean-Paul Sartre

 “Se si esisteva, si doveva esistere fin lì,

fino alla muffa, al rigonfiamento, all’oscenità.1

Jean-Paul Sartre (1905 – 1980), filosofo francese ed esponente di punta dell’esistenzialismo, affronta nel corso del suo pensiero il tema dell’immenso peso dell’esistenza e le sensazioni di spaesamento ed angoscia che questa genera nell’uomo. Nelle sue pagine l’esistenza si fa oppressione, il non-senso regna indiscusso e il protagonista del romanzo La Nausea (1938), Antoine Roquentin, diventa l’immagine di una umanità schiacciata. Antoine, scrittore di romanzi storici, è l’essere fragile ed oscuro che vive in ognuno di noi, quella molle corporeità che frana letteralmente sotto il brutale peso dell’esistere.

Per illustrare al meglio la ferita profonda e pulsante in cui Sartre scava, è utile far riferimento ad un tema di origine sofista. Nell’Atene disfatta del V-IV secolo a.C. si era consumata una tragica realtà: essere e pensiero non erano più una cosa sola. I piani ontologico, logico e linguistico del logos si erano radicalmente fratturati e l’uomo si trovava così in una condizione nuova, di isolamento e disagio.
2. Il singolo individuo umano doveva relazionarsi con realtà fisico-naturali di cui non comprendeva più il senso. Egli si trovava ad essere l’attore solitario su un palco avvolto nell’ombra e, spoglio di ogni certezza, era costretto a dare un proprio senso al mondo in divenire. L’ordine diventava relativo, e Protagora sentenziava: “L’uomo è misura di tutte le cose”. 3

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  1. Jean-Paul Sarte, La Nausea, Einaudi Editore, Torino, 2010, pag. 173
  2. Sull’identità dei tre piani nel pensiero presocratico, si rimanda all’articolo “Eraclito: una luce tra le ombre” (parti 1 e 2), pubblicato su Athene Noctua – Centro studi di filosofia il 15 Ottobre 2012
  3. Frammento 80B1 DK

Una filosofia ecologica: Edward Goldsmith ed il Tao dell’Ecologia.(pt2)

Nel precedente articolo sono state analizzate le fondamenta del pensiero critico di Goldsmith cercando di individuare i punti cardine della sua filosofia. In questa seconda parte verrà invece esposto il fondamento della sua idea ecologica .

Una caratteristica fondamentale per una visione ecologica del mondo, secondo Goldsmith, consiste nella sua olisticità. C.C. Adams, uno dei primi ecologi americani del ventesimo secolo, sosteneva che le interazioni tra i membri di un’associazione animale si devono paragonare alle relazioni esistenti tra le diverse cellule di un singolo individuo.

L’ecologia deve conseguentemente essere intesa come lo studio di una comunità gaiana. L’olismo degli ecologi è però incompatibile con il paradigma della scienza, in base al quale il mondo viene considerato casuale, atomizzato e meccanicistico. Per poter diventare una scienza rispettabile l’ecologia  è dovuta divenire anch’essa riduzionistica e meccanicistica. Goldsmith accusa Arthur Tanseley, ecologo di Oxford, di essere l’artefice principale di questo “mostro”. Leggi il resto di questo articolo »

Una filosofia ecologica: Edward Goldsmith ed il Tao dell’Ecologia . (pt.1)

Edward Goldsmith, nato a Parigi nel 1928, è il padre del pensiero ecologista europeo. Nel 1991 gli è stato attribuito uno tra i più importanti riconoscimenti a livello mondiale, il Right Livelihood Award, conosciuto come il “Premio Nobel Alternativo”e che viene presentato ogni anno al Parlamento svedese. Goldsmith è anche il fondatore della famosa rivista The Ecologist.

In questo breve articolo, si tenterà di esporre la summa del suo pensiero, contenuta ne Il Tao dell’ecologia, dove Goldsmith presenta una concezione ecologica  che è alla base di una vera e propria filosofia antiscientifica.

Che l’uomo moderno stia rapidamente distruggendo il mondo naturale dal quale dipende la sua sopravvivenza appare oggi un dato incontestabile. Giustamente Goldsmith si chiede: ma perchè stiamo facendo tutto questo?

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Jung e il “Così parlò Zarathustra”

Le riflessioni che hanno portato al concetto d’inconscio collettivo

Tra il 1934 e il 1939, Jung tenne un corso sullo Zarathustra di Nietzsche presso la sede del Club psicologico di Zurigo. La trascrizione integrale delle lezioni viene oggi finalmente pubblicata in Italia, per l’immancabile Boringhieri, in un corpo di tre volumi. È nel 1956 che Jung dà il proprio assenso alla pubblicazione dei corsi, ma è solo trentadue anni dopo che James Jarret ne cura la prima edizione inglese. Il succedersi di enormi ritardi nella pubblicazione dell’opera fa il pari solo con la scarsissima eco che questa ha prodotto.

Eppure le ricerche junghiane sullo Zarathustra sono un lascito preziosissimo, sia per chi si occupa filosoficamente di Nietzsche sia per chi è strettamente interessato alla psicologia analitica.Certo non si tratta di una lettura facile, ed è corretto asserire che questi seminari sono accessibili solo a chi già abbia un’adeguata conoscenza del pensiero junghiano e nietzscheano. Lo studioso di Jung, però, scoprirà di trovarsi davanti a quello che è lecito definire come uno scritto “esoterico”.

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Un saluto alla Favola delle api

Così ogni parte era piena di vizio, ma il tutto era un paradiso … Tali erano le benedizioni di quello stato: i loro delitti contribuivano a farle grandi; e la virtù, che quella politica aveva appreso mille trucchi astuti, grazie alla sua felice influenza, aveva stretto amicizia con il vizio; e da allora anche il peggiore dell’intera moltitudine faceva qualcosa per il bene comune … Le parti direttamente opposte si aiutavano a vicenda, come per dispetto; e la temperanza e la sobrietà servivano l’ubriachezza e la ghiottoneria … Perfino l’invidia e la vanità, servivano l’industria”.

In questi mesi di crisi economica ed impietose rivelazioni degli abusi protratti dalla nostra classe dirigente tutta, simili discorsi fantasiosi suoneranno un provocatorio assurdo. Leggi il resto di questo articolo »