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Guerra e filosofia: prospettive su Clausewitz e Sunzi (pt.1)

settimo sigillo anteprimaPrefazione a cura di Simone Tarli

La guerra: fenomeno e concetto, strategia e riflessione, teoresi e discesa in campo. “Cos’è la guerra? Qual è la sua essenza? Da cosa, perché nasce?” sono domande da cui sorgono tentativi di riposte, forse da parte di ogni essere umano, ma sicuramente da parte dei filosofi indistintamente dall’impianto – fenomenologico, analitico, psicologico e così via- posto alla base della riflessione. Il lavoro, che qui si presenta diviso in due parti, nasce dall’esigenza di un confronto filosofico con la guerra come fenomeno che si intreccia, inevitabilmente, con la messa a punto di una sua concettualizzazione. È noto, d’altronde, il controverso rapporto che i filosofi, ben più che la filosofia, hanno intrattenuto con la guerra — basti pensare alle esperienze di Ludwig Wittgenstein e Ernst Jünger. Le domande che “martellano” la ragione, soprattutto in relazione agli eventi più recenti – dalla Guerra del Vietnam alle due Guerre del Golfo, per fare degli esempi – attraversano, dalla prima all’ultima, le pagine che il lettore ha di fronte nel tentativo di avviare un discorso che possa porsi come base, parziale ma tendenzialmente solida negli intenti, di una risposta. Ammesso che una risposta ci sia, ovviamente. Si è ritenuto a tal fine opportuno impostare la ricerca come un “corpo a corpo” con i due capisaldi del pensiero militare e strategico: il trattato Della guerra di Karl von Clausewitz e L’arte della guerra di Sunzi, avviando al contempo un dialogo, un confronto diretto tra due tradizioni e culture, quella Occidentale e quella Orientale, che spesso si sono incontrate sul campo di battaglia. Leggi il resto di questo articolo »

Eredità europea e nuova oikoumene in H. G. Gadamer

.1. L’urgenza di una «Idea d’Europa»:

Nell’attuale agenda delle priorità politiche compare la costruzione, o il miglioramento, dell’edificio europeo. Sono molti gli studiosi e gli intellettuali che si sono mossi in tale direzione: ci basti qui ricordarne solo alcuni per rimarcare l’urgenza di un simile campo di ricerca.  Tra questi Massimo, Cacciari ha cercato di definire il profilo, mutevole e tragico, dell’identità europea1; Giovanni Reale ha sottolineato la necessità “antropologica” di un «uomo europeo»2; Derrida, invece, ha sviluppato un’attenta riflessione sul rapporto tra praxis politica e θεωρέω, indagando le possibilità storiche per un’Europa dell’ad-venire.3In vero è difficile trovare un pensatore europeo che non si sia mai interrogato sul significato e sul senso d’Europa. Infatti, in modi molto differenti, anche Nietzsche, Hegel, Husserl, Patocka, Habermas, Schmitt ne hanno approfondito il tema. Vista la vastità dell’argomento , sarà qui proposta una breve introduzione al concetto di «eredità europea» a partire dall’intenso dibattito che si sviluppò attorno all’ermeneutica di H. G. Gadamer. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Si pensi a Geofilosofia dell’Europa o, in una certa misura, a Il Potere che frena.
  2. G. Reale, Radici culturali e spirituali dell’Europa. Per una rinascita dell’uomo europeo. Milano, Raffaello Cortina Editore, 2003.
  3. J. Derrida, L’autre cap suivi de La Democrazie ajournéé. Paris, Le Editions de Minuit, 1991.

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.2)

Di seguito la seconda parte dell’intervista a L. Franceschini, autore del saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze edito da Ombre Corte. Rimandiamo inoltre alla prima parte della medesima intervista .

F. Della Sala: Malgrado lo spazio a nostra disposizione sia ormai poco, tengo particolarmente ad affrontare con lei almeno altri tre aspetti che permettano tanto di arricchire questo discorso sul razzismo, quanto di definire meglio il suo saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze. Sia nel libro, sia nella conferenza da lei tenuta a Barcellona affronta l’ardita impresa di rintracciare nella storia del pensiero quelle posizione che hanno facilitato lo sviluppo del razzismo. In questa impresa ermeneutica si è anche confrontato con la cultura greco – romana. Proprio in un saggio pubblicato da Athene Noctua a firma di L. Baldazzi, l’autore cerca di definire il concetto di straniero, rintracciando nell’estraneità il suo carattere peculiare. Come viene giustamente osservato, l’estraneità subisce, però, tutta una serie di suggestioni etiche, morali, consuetudinarie, che portano alla formulazione dello xenos e del barbaros. Il primo, malgrado sia estraneo, rientra in un processo di accettazione. Di più. Per i greci lo xenos viene addirittura ospitato, dal momento che la sua alterità non fuoriesce dai limiti della grecità. Nel caso del barbaros, invece, questi limiti vengono oltrepassati e lo straniero diventa nemico in potenza. Leggi il resto di questo articolo »

Saggio – Appunti sul concetto di straniero in età precristiana

Sembrerebbe sconcertante affermare che il concetto di straniero non è presente nella riflessione filosofica. Il termine, che letteralmente pullula nella cultura greca ed è costante soggetto di confronto nelle beneamate versioni latine liceali (chi potrebbe scordare gli hostes di Giulio Cesare?) è indubbiamente oggetto di diversi autori moderni e contemporanei, tra cui citiamo Hannah Arendt, Levi Strauss, ma anche di costante dibattito legato alle tematiche dell’integrazione, dell’immigrazione, dei conflitti, delle identità culturali a confronto … Eppure, sorprendentemente, se si apre un dizionario filosofico italiano, di questo particolare lemma non si trova traccia. Come può essere? Cos’ha fatto sì che le enciclopedie consultato e non portassero menzione del concetto di straniero, pur riportando invece mille altre definizioni di termini che, sul momento, non apparirebbero propriamente filosofici. Un esempio è, senz’altro, la parola “energia”, che se appare propria di universi altro dalla filosofia, quelli della fisica, della chimica e della meccanica, deriva la sua origine da una espressione aristotelica: ἐνέργεια (energheia), termine usato nel senso di “azione efficace”, e che solo dal 1660 ha assunto l’accezione di “potere” o “potenzialità”1 Questo saggio non offre, ne può permettersi di offrire, una risposta al perché il termine straniero “straniero”, come i concetti ad esso affini che percorrono la filosofia antica, non trova posto nei moderni dizionari. Quello che si propone è di colmare almeno in parte quella che è, indiscutibilmente, una grave assenza, soprattutto a fronte delle problematiche che questo tema pone nella modernità. Non potendo certo esaurirsi un simile argomento in un saggio breve, tanto per l’immaturità del compositore quanto per l’effettiva molte di ricerche e fonti richieste per definire propriamente un concetto tanto vasto e variegato come “straniero” in ambito filosofico (e quindi, indirettamente, in ambito letterario ed antropologico), ho diretto la mia ricerca su quei mattoni concettuali che ne costituiscono la base: i termini usati in età pre cristiana dalla civiltà greca, latina ed ebraica per rivolgersi allo straniero. Leggi il resto di questo articolo »

  1.  http://www.etymonline.com/index.php?term=energy;  Douglas Harper. Energy in Online Etymology Dictionary, consultato lo 07/03/2013