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Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.2)

Di seguito la seconda parte dell’intervista a L. Franceschini, autore del saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze edito da Ombre Corte. Rimandiamo inoltre alla prima parte della medesima intervista .

F. Della Sala: Malgrado lo spazio a nostra disposizione sia ormai poco, tengo particolarmente ad affrontare con lei almeno altri tre aspetti che permettano tanto di arricchire questo discorso sul razzismo, quanto di definire meglio il suo saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze. Sia nel libro, sia nella conferenza da lei tenuta a Barcellona affronta l’ardita impresa di rintracciare nella storia del pensiero quelle posizione che hanno facilitato lo sviluppo del razzismo. In questa impresa ermeneutica si è anche confrontato con la cultura greco – romana. Proprio in un saggio pubblicato da Athene Noctua a firma di L. Baldazzi, l’autore cerca di definire il concetto di straniero, rintracciando nell’estraneità il suo carattere peculiare. Come viene giustamente osservato, l’estraneità subisce, però, tutta una serie di suggestioni etiche, morali, consuetudinarie, che portano alla formulazione dello xenos e del barbaros. Il primo, malgrado sia estraneo, rientra in un processo di accettazione. Di più. Per i greci lo xenos viene addirittura ospitato, dal momento che la sua alterità non fuoriesce dai limiti della grecità. Nel caso del barbaros, invece, questi limiti vengono oltrepassati e lo straniero diventa nemico in potenza. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.1)

Breve biografia dell’autore:

Leonardo Franceschini è nato a Roma nel 1985.  Ottiene la Laurea triennale in Filosofia e problemi storico sociali presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi intitolata “Il concetto di alienazione nelle opere giovanili di Marx”. Dopo aver trascorso un anno presso la “Universidad Ramon Llull” di Barcelona in qualità di studente erasmus, si laurea in Filosofia politica presso l’Università “La Sapienza” di Roma proponendo una tesi magistrale intitolata “Pensiero decoloniale: alternativa espistemica, scelta politica”. Nel 2012 e nel 2013 ha impartito un corso di filosofia e uno di lingua spagnola ai detenuti dell’istituto circondariale “Rebibbia” di Roma”. Dal giugno 2013 è membro del GIRCHE (Gruppo Internazionale di Ricerca: Cultura, Storia e Stato) presso la sede di Barcellona. Attualmente è dottorando presso la “Universidad de Barcelona” in attesa della cotutela con l’Università “L’orientale” di Napoli. In precedenza Leonardo Franceschini è stato anche autore della sceneggiatura del cortometraggio “Razza: umana”, in collaborazione con Shoah Foundation, Amnesty International e Archivio di Stato, vincitore del primo premio presso la Shoah Foundation Institute, University of Southern California. Ha inoltre tradotto l’opera teatrale “E’ stato morto un ragazzo”, basata sul caso di Federico Aldrovandi. L’opera tradotta, dal titolo “Obra Federico”, è stata rappresentata in molti teatri dell’America Latina. Da ormai dieci anni lavora privatamente con bambini e ragazzi affetti da problematiche legate alla dislessia e alla disgrafia, aiutandoli negli studi. Nel  Giugno 2013 pubblica il suo primo libro “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” edito dalla casa editrice Ombre Corte.

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Le Eumenidi di Eschilo: la decisione come salvezza dal caos

La trilogia dell’Orestea, del tragediografo Eschilo, fu rappresentata ad Atene nel 458 a.C. , durante le Grandi Dionisie, festività religiose in onore del dio Dioniso in cui i vari autori si sfidavano in agoni tragici. Per questa trilogia, che comprende l’Agamennone, le Coefore e le Eumenidi, Eschilo vinse il primo premio. L’opera che qui prenderemo in considerazione saranno le Eumenidi. In essa, ultima parte della trilogia eschilea, il concetto di decisione riveste un ruolo fondamentale e determinante. Eschilo, infatti, propone una tragedia la cui trama si articola in una serie di vendette e in una catena di omicidi all’interno della stessa famiglia. Senza l’intervento esterno di un giudice al quale sia unanimemente riconosciuto un potere netto e indiscusso, una simile spirale di violenza rappresenterebbe l’impossibilità di porre un limite alla cieca ferocia, all’odio, alle vendette brutali. Prima di entrare nella trattazione filosofica del tema della decisione, occorre guardare alla trama della trilogia che permette di chiarire tanto il contesto storico a cui Eschilo allude, quanto la capitale importanza della decisione rispetto a quest’ultimo. Agamennone, della famiglia degli Atridi, 1 per risultare benevolo alla dea Artemide, sacrifica alla divinità la figlia Ifigenia, seguendo così il consiglio dell’indovino Calcante. Appresa la notizia, la moglie Clitennestra decide di uccidere il marito assassino. Appena Agamennone fa ritorno ad Argo, il delitto si compie e la figlia viene così vendicata. Il secondo figlio, Oreste, tornato ad Argo dopo un esilio, assiste al patricidio e, su ordine di Apollo, uccide sia la madre che Egisto, amante di quest’ultima. A seguito di questo crudele crimine, Oreste viene perseguitato dalle Erinni, divinità degli inferi dalle sembianze mostruose e raccapriccianti, inviate dalla madre defunta.

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  1. Si tratta  proprio del personaggio mitologico dell’Iliade omerica. Infatti, le tragedie avevano solitamente come protagonisti figure mitologiche della tradizione e della cultura greca arcaica