Articoli marcati con tag ‘Europa’

Guerra e filosofia: prospettive su Clausewitz e Sunzi (pt.2)

Furinkazan – Sopravvivenza e polemologia nella cultura sinica

ggg1 . L’Arte della guerra: fra il valore del sopravvivere e la centralità della conoscenza del nemico

Nello sterminato orizzonte che in Cina viene classificato come “Arte” (che va dalla preparazione del tè alla scelta degli abiti da indossare nelle cerimonie ufficiali), la guerra ha rivestito uno dei ruoli per i quali la cultura sinica è divenuta famosa in tutto il mondo. Taluni potrebbero obiettare che i cinesi abbiano soltanto proposto una loro personale visione del tema, eppure sono stati il primo popolo a canonizzare la tanto temuta lotta fra fazioni. Il corpus di scritti che riguardano l’argomento non si limita alla famigerata “Arte della Guerra”, che tuttavia rimane davvero il principe di questo filone letterario, bensì si estende a tutti i pensatori cinesi di ogni epoca. Ognuno di essi si è dovuto confrontare con la pesante eredità lasciata dal Bingfa (兵法) (che letteralmente significa: “Metodo di condotta dell’esercito”), un testo antico e di dubbia origine che ha aperto le porte e ha spiegato il modo di intendere il conflitto del popolo cinese. Comprendere davvero questo scritto, senza soffermarsi alla superficie che ne mostra solo la faccia “pratica”, può rendere chiari, se non lampanti, molti degli aspetti che ancora oggi regolano la gestione politica dei conflitti da parte del Partito Comunista Cinese. Per una trattazione più agile e facilmente comprensibile, analizzeremo le singole parti di cui quest’opera si compone, e soffermandoci laddove c’è la necessità di spiegare passaggi astrusi o chiarire sentenze di facile fraintendimento, cercheremo di mostrare la vera faccia del Sunzi Bingfa (孙子兵法): L’Arte della Guerra di Sunzi. Leggi il resto di questo articolo »

Eredità europea e nuova oikoumene in H. G. Gadamer

.1. L’urgenza di una «Idea d’Europa»:

Nell’attuale agenda delle priorità politiche compare la costruzione, o il miglioramento, dell’edificio europeo. Sono molti gli studiosi e gli intellettuali che si sono mossi in tale direzione: ci basti qui ricordarne solo alcuni per rimarcare l’urgenza di un simile campo di ricerca.  Tra questi Massimo, Cacciari ha cercato di definire il profilo, mutevole e tragico, dell’identità europea1; Giovanni Reale ha sottolineato la necessità “antropologica” di un «uomo europeo»2; Derrida, invece, ha sviluppato un’attenta riflessione sul rapporto tra praxis politica e θεωρέω, indagando le possibilità storiche per un’Europa dell’ad-venire.3In vero è difficile trovare un pensatore europeo che non si sia mai interrogato sul significato e sul senso d’Europa. Infatti, in modi molto differenti, anche Nietzsche, Hegel, Husserl, Patocka, Habermas, Schmitt ne hanno approfondito il tema. Vista la vastità dell’argomento , sarà qui proposta una breve introduzione al concetto di «eredità europea» a partire dall’intenso dibattito che si sviluppò attorno all’ermeneutica di H. G. Gadamer. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Si pensi a Geofilosofia dell’Europa o, in una certa misura, a Il Potere che frena.
  2. G. Reale, Radici culturali e spirituali dell’Europa. Per una rinascita dell’uomo europeo. Milano, Raffaello Cortina Editore, 2003.
  3. J. Derrida, L’autre cap suivi de La Democrazie ajournéé. Paris, Le Editions de Minuit, 1991.

L’Europa e la teoria discorsiva della democrazia

.L’Europa? Una necessità democratica.

Jürgen Habermas, uno dei più importanti filosofi viventi, si è fortemente interessato al tema dell’Unione Europea, come gli ultimi scritti dimostrano. La tematica europea e quella della transnazionalizzazione della democrazia sono diventate sempre più urgenti nel momento in cui dal XX secolo è cresciuta in maniera esponenziale la complessità della società mondiale. Di tale crescita la politica sembra aver perso il controllo, incapace di organizzarsi difronte al fatto che i mercati finanziari hanno oltrepassato il raggio d’azione degli stati nazionali. D’altronde Habermas parte da una concezione della democrazia in parte simile a quella di Rousseau: «autodeterminazione democratica significa che i destinatari di leggi cogenti ne sono al tempo stesso gli autori», ma poi aggiunge «in una democrazia i cittadini sono soggetti unicamente alle leggi che essi si sono dati secondo procedure democratiche». Perciò il crescere del potere delle organizzazioni internazionali (ad es. mercati finanziari) e delle problematiche mondiali (ad es. surriscaldamento globale), via via che le funzioni degli Stati nazionali ne perdono il controllo, mina il procedere democratico degli Stati stessi. Dunque Habermas ritiene che si sia costretti a riconoscere la necessità di ampliare le procedure democratiche oltre i confini degli stati nazionali, a meno che non ci si voglia rassegnare a questa situazione. Soltanto transnazionalizzando la democrazia, verso una futura società mondiale retta da una costituzione, si può dar modo ai cittadini di trasformare l’uso civico della libertà di comunicazione in forze produttive in grado legittimare un processo di autodeterminazione democratica.

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L’Europa di Habermas

DSC_0980Da poco, in Italia e nel resto d’Europa, si sono chiuse le urne per l’elezione del Parlamento Europeo e ad essere chiamati al voto sono state 23 nazioni e 405 milioni di elettori.  I timori prodotti dalla crisi economica hanno reso sempre più presenti nella coscienza delle persone le tematiche e le problematiche legate all’Unione Europea. Il tradizionale confronto tra il Partito Popolare Europeo e il Partita Socialista Europeo ha lasciato il posto a due nuovi contendenti; da una parte si sono fatti avanti i difensori dello stato nazione, i cosiddetti “euroscettici”, che reclamano il ritorno ad una sovranità nazionale ormai minata dai trattati europei. Dall’altra, i sostenitori degli “Stati Uniti d’Europa” che vorrebbero la creazione di uno stato federale sul modello degli Stati Uniti d’America.

La sorprendente avanzata dei partiti nazionalisiti in Inghilterra e  Francia dimostra come ad essere tornato in discussione nel dibattito politico e accademico è il fine e il progetto stesso dell’UE. Un contributo importante e originale a questa disputa viene da Jürgen Habermas, professore emerito di Filosofia all’Università di Francoforte nonché uno dei maggiori filosofi viventi. Habermas ritiene che la crisi economica sia in realtà, per l’Europa, un’opportunità. È “grazie” a quest’ultima infatti che i popoli hanno preso coscienza per la prima volta dell’importanza e dell’impatto che il progetto europeo ha sulle loro vite, e della necessità di far fronte a queste problematiche in maniera compatta.  Innanzitutto, perché l’Europa oggi? Il filosofo tedesco vede nell’Europa un passo decisivo per una società mondiale retta da una costituzione. Leggi il resto di questo articolo »

Umanismo ed esistenzialismo – Sartre ed Heidegger

.Umanéimo (raro umanismo) s. m. [der. di umano, in parallelismo conumanista, prob. con influenza del ted. Humanismus]. 1

La nozione di umanismo potrà suonare al lettore ricercata e desueta, trattandosi come evidenziato di una declinazione del più noto umanesimo. Nella storia del pensiero filosofico questi termini ineriscono a correnti ed eventi distinti:  l’umanesimo fa riferimento a quel movimento di riscoperta della letteratura classica greca e latina compiutosi dal XIV al XVI secolo e che, per diversi aspetti, segna l’inizio dell’età moderna. Con umanismo s’inquadra invece quella vasta categoria di filosofie etiche che affermano come la moralità, e conseguentemente il valore e la dignità siano dipese da ciò che v’è di comune tra gli uomini nella loro condizione, rifiutando modelli valoriali trascendenti. Si tratta quindi di una vasta area di studi e dottrine snodate nel corso della storia, da Protagora alle varie organizzazioni umanistiche contemporanee, sia laiche che religiose, quali la American Humanist Association, fondata nel 1941 e con  ramificazioni in molti paesi,  l’organizzazione internazionale argentina Movimento Umanista, fondata nel 1969 da Mario Rodriguez Cobos.

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  1. Cit da dizionario online treccani;  http://www.treccani.it/vocabolario/umanesimo/, il 16/04/2014

Tra socialismo e nazionalismo: brevi appunti sulla figura storico-filosofica dell’Arbeiter (pt.2)

.Inevitabili ambiguità: l’esperimento politico di Niekisch tra socialismo e nazionalismo.

Nell’articolo precedente si è cercato di descrivere il complesso quadro teorico, storico e politico che contribuì a definire la figura dell’arbeiter nella Germania di Weimar. In conclusione è stato osservato come, tanto nell’alveo della tradizione marxiana, quanto di quella jungeriana, la figura antropologica del lavoratore si scontri con le necessità pratico-politiche della situazione tedesca. Da questa contrapposizione irriducibile tra teoria e prassi sorgono movimenti, partiti, riviste e gruppi politici costretti ad una costitutiva ambiguità, perennemente in tensione tra una filosofia del nazionalismo e una del socialismo. Le suggestioni politico-metafisiche di Niekisch offrono la possibilità di indagare i termini di questo “equivoco” originario che, de facto, apre la strada alla figura del lavoratore nazionalsocialista.

Ernst Niekisch (1889 – 1967) fu un politico tedesco che operò tra la prima e la seconda guerra mondiale. Da giovanissimo si iscrisse nell’SPD per poi fuoriuscirne nel 1918, non condividendo le posizioni scettiche nei confronti della Russia comunista e il pacifismo propagandato dal partito. Dopo un breve periodo nel gruppo dei “Socialisti Indipendenti”, Niekisch fonda il giornale Der WiderstandLa Resistenza -, pubblicato fino al 1934, tramite cui diffonde la sua idea di «nazionalbolscevismo» 1. Leggi il resto di questo articolo »

  1. C. Terracciano, M. Murelli, Nazionalcomunismo. SEB, Milano, 1996. pp. 122- 126 

Tra socialismo e nazionalismo: brevi appunti sulla figura storico-filosofica dell’Arbeiter (pt.1)

Breve introduzione a cura di M. Camici:

«Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. » Joseph Conrad, Cuore di tenebra.

Il lavoro, così come oggi lo conosciamo – o forse dovremmo meglio dire non conosciamo affatto – è per il 41,6% dei giovani italiani un sogno difficile e , purtroppo, spesso non realizzabile. Questo dato allarmante viene però analizzato e affrontato come una questione meramente economica ma, forse, il problema dell’occupazione, del lavoro e del lavoratore rappresenta qualcosa in più di tutto ciò. Come il pensiero filosofico ci insegna, non si può slegare il tema del lavoro da quello della libertà, da quella peculiare capacità dell’uomo di determinare la propria esistenza tramite le  sue stesse azioni. Per questo motivo, scrive Jan Patocka, «paradossalmente il lavoro ci fa sentire la nostra libertà, il suo carattere di peso è derivato dal peso inerente alla vita umana in generale, dal fatto che non possiamo semplicemente prendere la vita come qualcosa d’indifferente, bensì che la dobbiamo sempre “portare”, “condurre” – farcene garanti e rispondere per essa.» È proprio questa mancanza, l’impossibilità di poter determinare il proprio sé autonomamente, ad aver causato  il senso di smarrimento che viviamo nei nostri giorni. Certamente l’argomento legato al lavoro e al lavoratore non è un’esclusiva di noi contemporanei, piuttosto è un’ eredità lasciataci dai lontani moti rivoluzionari che hanno scosso, a partire dalla fine del settecento sino alle due guerre mondiali, l’Europa e il mondo intero. Leggi il resto di questo articolo »