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Prolegomeni ad ogni futura Metafisica: il risveglio di Kant e la soluzione al dubbio di Hume

giulia

 Lo confesso francamente: l’avvertimento di David Hume fu quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dommatico e dette tutt’altro indirizzo alle mie ricerche nel campo della filosofia speculativa. Mi tenni ben lontano dal seguirlo nelle conseguenze, che provenivano solo dal fatto che egli non si pose la quistione nella sua integrità, ma si fermò solo su una parte di essa, che non può offrire nessuna spiegazione senza che si consideri il tutto1.

Il risveglio di Kant dal sonno dogmatico, in cui egli stesso confessa di essere caduto, rimane una delle più celebri confessioni di debito intellettuale del pensiero moderno. Attraverso e limitatamente all’opera in cui la stessa citazione è presente, è possibile provare a ripercorrere quale sia stata la scintilla offerta da David Hume e in qual senso Kant possa affermare, con un certo senso di soddisfazione e sulla falsariga di un’apparente modestia, di aver compiuto «l’impresa» di superare lo scetticismo a cui lo scozzese era approdato.

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  1. I.Kant (2009), p.13.

Le correnti del ‘900 – Introduzione alla Fenomenologia di Husserl

La fenomenologia è una disciplina filosofica del primo novecento che vede nel filosofo/matematico tedesco Edmund Husserl (1859-1938) il suo fondatore. Avvalsosi del termine per la prima volta in Ricerche Logiche (1901), Husserl indirizzerà il resto della sua vita ad una continua analisi e rielaborazione dell’approccio fenomenologico. Prima di inquadrare in cosa la disciplina consista, occorre ricostruire la storia di questo concetto onde meglio caratterizzare la peculiarità di Husserl rispetto a precedenti correnti ed autori. Storicamente il “fenomeno”, dal greco ϕαινόμενον (fainòmenon), è ciò che “appare” e “si mostra”. La fenomenologia è stata pertanto originariamente intesaquale “scienza dell’apparenza”. Se però il concetto di “fenomeno” è oggetto di discussione sin dagli autori della Grecia classica, il termine “fenomenologia” fa la sua comparsa nel lessico filosofico solo con le opere del teologo Friedrich Christoph Oetinger (1702 – 1782) e del matematico astronomo Johann Heinrich Lambert (1728-77), dove assurge a “scienza delle apparenze”, contrapposta a quella delle verità. 1. A seguire il termine è adoperato da Kant col significato di “dottrina dei limiti della percezione sensoriale” , e compare come parte della sua teoria del movimento 2. Sta però ad Hegel averlo reso celebre nella Fenomenologia dello spirito. La fenomenologia diviene col grande idealista una scienza “dell’esperienza e della coscienza”, volta tramite l’esplorazione dei fenomeni ad afferrare lo Spirito Assoluto che sta dietro di essi. Se questi erano i sensi assunti dal termine, Husserl non se ne serve per designarvi una scienza (ossia un sapere oggettivo e metodico) quanto piuttosto una tecnica, un approccio che esercita la filosofia come “analisi della coscienza e della sua intenzionalità3. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Oetinger se ne servì nel 1732, mentre Lambert se ne avvalse prima nel 62 (Uber die Methode, die Metaphysik, Theologie und Moral richtiger zu beweisen) e poi nel 64 (Novum Organon) all’interno di uno studio sulla percezione ottica
  2.  Primi principi metafisici della scienza e della natura (1786)
  3. Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, vol D1; p 435