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Prolegomeni ad ogni futura Metafisica: il risveglio di Kant e la soluzione al dubbio di Hume

giulia

 Lo confesso francamente: l’avvertimento di David Hume fu quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dommatico e dette tutt’altro indirizzo alle mie ricerche nel campo della filosofia speculativa. Mi tenni ben lontano dal seguirlo nelle conseguenze, che provenivano solo dal fatto che egli non si pose la quistione nella sua integrità, ma si fermò solo su una parte di essa, che non può offrire nessuna spiegazione senza che si consideri il tutto1.

Il risveglio di Kant dal sonno dogmatico, in cui egli stesso confessa di essere caduto, rimane una delle più celebri confessioni di debito intellettuale del pensiero moderno. Attraverso e limitatamente all’opera in cui la stessa citazione è presente, è possibile provare a ripercorrere quale sia stata la scintilla offerta da David Hume e in qual senso Kant possa affermare, con un certo senso di soddisfazione e sulla falsariga di un’apparente modestia, di aver compiuto «l’impresa» di superare lo scetticismo a cui lo scozzese era approdato.

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  1. I.Kant (2009), p.13.

Friedrich Heinrich Jacobi: un filosofo di carattere. Le due facce della ragione

.Nonostante una formazione da commerciante alle spalle al fine di portare avanti l’attività di famiglia e la messa a punto di una dottrina a suo dire “non-filosofica”, Friedrich Heinrich Jacobi (Düsseldorf, 1743-Munich, 1819) riuscì a imporsi con naturalezza nel panorama culturale tedesco, in particolare nella tensione filosofica a cavallo tra la fine ‘700 e il primo decennio del 1800. Infatti, un’attiva partecipazione nei momenti più “caldi” della filosofia di allora e l’elaborazione di un vero e proprio metodo filosofico applicato alla sua “dottrina della fede” gli hanno assicurato un posto di rilievo nella filosofia del tempo, in particolare grazie ai rapporti che Jacobi intratteneva con gli “scienziati” dell’idealismo. A tal proposito, è bene ricordare l’episodio della controversia sull’ateismo di Fichte a seguito della pubblicazione del saggio Über den Grund unseres Galubens an eine göttliche Weltregierung (Sul fondamento della nostra fede in un governo divino del mondo) in risposta a quello pubblicato da Forberg1. Il saggio fichtiano infatti fu al centro di accese polemiche a causa della natura, a dire di molti, completamente atea dal momento che si fondava sull’identificazione tra Dio e un ordine morale universale del mondo: Dio viene così spersonalizzato e ridotto a un puro e semplice ordine a cui fa capo l’umano in quanto umano. La polemica fu scaturita da un libello anonimo dal titolo Lettera di un padre al figlio studente sull’ateismo di Fichte e Forberg che chiedeva una punizione nei riguardi di Fichte per il suo atteggiamento apertamente anticristiano. Fichte cercò di difendersi autonomamente e non solo: nell’Appellation an das Publikum Fichte, a propria difesa, rovesciò l’accusa di ateismo facendo riferimento all’eterno conflitto caratterizzante la filosofia occidentale, al cui centro vi era la differenza tra dogmatismo e idealismo, rispettivamente caratterizzati da eudemonismo e moralismo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. F.K Forberg (1770-1848), filosofo e filologo tedesco, allievo di Fichte pubblicò il saggio Entwicklung des Begriffs der Religion (Sviluppo del concetto di religione)