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Memoria ed inconscio: le colonne d’Ercole della psicologia scientifica

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1. Premessa

Col differenziarsi progressivo dei saperi è spesso stato compito, difficile e scomodo, di una branca delle scienze quello di criticarne un’altra, mostrando le leggerezze teoretiche e la sicumera non dovuta di alcuni fondamenti. Non ha fatto eccezione lo studio della ψυχή, la psicologia, a seguito della profonda metamorfosi che gradualmente ha portato una materia eminentemente filosofica a convertirsi in disciplina applicata, nuovamente rifondata su basi scientifiche; a cavallo fra il XIX e il XX secolo ciò implicava inevitabilmente un allignarsi nella mentalità positivistica, con le sue speranze e la salda convinzione di equivalenza fra metodi prima qualitativamente eterogenei in un comune sostrato matematico-empirico. Se lo stringere d’assedio al positivismo e allo scientismo non tardò a sbocciare già in contemporanea al suo rigoglio, un confronto maturo con quelli che furono i frutti dell’unione fra scienza e psiche venne intrapreso solo nella seconda metà del ‘900 (pensiamo all’antipsichiatria di Foucault, Goffman e molti altri). Eppure germi di tali intenti erano già presenti nell’istituzione della psicanalisi, oggi vista letterariamente come fiero alter ego della psicologia ufficiale, che in realtà si proponeva come conseguenza e proseguimento della stessa; nello spiritualismo e nell’evoluzionismo “vitalista”, che ai prodromi della fenomenologia indaga un mondo che non si esaurisce nell’assioma della causalità e delle relazioni fisico-chimiche.

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Erasmo da Rotterdam e la commedia della vita

.Il punto di vista da cui Erasmo da Rotterdam si interroga sull’uomo, problematizzandolo, non può che essere considerato un grande esempio della cultura umanista di cui egli stesso è uno dei più importanti fautori, pur restando caratteristico e singolare. Erasmo non inserisce l’uomo in una struttura del mondo in base alla quale definirne il valore1, ma si sofferma sul rapporto di ogni singolo con la vita, ovvero il campo in cui le persone esprimono il loro modo d’essere. Ciò che ne fa parte, quindi, si può considerare come il punto di partenza per comprendere la natura dell’uomo.

Questo modello antropologico abbraccia tutti i modi di manifestarsi delle persone senza caratterizzarli in maniera positiva o negativa. Non che il pensiero di Erasmo sia privo di un impianto etico-morale2 : semplicemente questo non deve intervenire nel momento in cui ci si interroga sull’uomo in quanto tale. L’opera da cui più emerge questa Weltanschauung è l’Elogio della follia. Pensato durante il ritorno da un viaggio in Italia nel 1509, ed edito nel 1511 a Parigi, questo libello viene spesso considerato come un caso a parte nella sua opera, più vicino allo scherzo di un erudito che ad un vero e proprio scritto filosofico. Questa interpretazione, però, allontana lo sguardo dal punto focale dell’Elogio, ovvero dalla «presa di coscienza della follia come elemento essenziale dell’uomo»3 da parte di Erasmo, oltre ad essere in contrasto con ciò che egli stesso afferma in maniera esplicita nelle sue lettere private. Nella lettera di risposta al latinista , filosofo e teologo Martin Dorp4, infatti, si legge che l’Elogio persegue in forma scherzosa lo stesso scopo delle altre opere.

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  1. Ci si riferisce all’antropologia mitica e teologica rinascimentali come descritte da B. Groethuysen in Antropologia Filosofica capp.9-10, ovvero come correnti di pensiero che tendono l’una a mettere in rapporto l’uomo col macrocosmo che lo circonda, ad esempio in una scala gerarchica del creato, e l’altra con la perfezione e l’infinità di Dio. Sono quindi correnti che guardano al di fuori della vita umana per trovarne il significato.
  2. Erasmo, essendo un pensatore cristiano, per di più facente parte del clero, non può che considerare l’insegnamento di Cristo come il modello etico-morale a cui tendere.
  3. Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia, p.IX
  4. Dorp aveva criticato il lavoro di Erasmo nell’Elogio per il tono troppo leggero con cui trattava argomenti seri e per le critiche ai teologi.