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Laicità come conseguenza paradossale del monoteismo? Il “Noachide” nella Religion der Vernunft di Hermann Cohen (pt.2)

.La figura del Noachide diventerà un cardine nella rielaborazione talmudica e in Maimonide: c’è in ogni caso una vera e propria concretezza in questa “Legge”, quantificata in sette prescrizioni di carattere civile. Nessuna di queste ha qualcosa che riconduce all’ebraismo in sé, non siamo ancora giunti a quella discendenza di Abramo che dovrebbe segnare con i suoi passi un cammino favorito da Dio: sono prescrizioni di carattere morale, in sé razionali nell’interpretazione di Cohen, e l’unico riferimento che viene fatto alla religione è un generico ammonimento nei confronti della bestemmia e dell’idolatria1 che riguarda il mantenimento dell’ordine pubblico di qualsiasi civiltà antica. Al Noachide viene sollecitato dunque il riconoscimento della moralità, «mentre quello della religione non gli viene richiesto2».

Noè «non ha ricevuto ancora altra rivelazione al di fuori di quella dell’uomo come essere vivente3»: già qui ci è dato modo d’azzardare quella forma di laicità del diritto, che si annida paradossalmente nel testo fondativo dei monoteismi. Nei termini coheniani è presente la formula di “diritto naturale”: viene da domandarsi se nella contemporaneità possa considerarsi anche la bioetica come sfera che, riguardando ancora metaforicamente il patto fra Dio e i Noachidi, non possa essere privata d’una dimensione di universalità contro le rivendicazioni di differenti credi. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Più che mera adorazione di idoli, zoomorfici o antropomorfici, Cohen collega spesso il termine “idolatria” del linguaggio biblico a culti estatici e senza controllo, di carattere erotico per esempio.
  2. Ibi, pagina 213.
  3. Ibidem.