Articoli marcati con tag ‘idealismo’

Prolegomeni ad ogni futura Metafisica: il risveglio di Kant e la soluzione al dubbio di Hume

giulia

 Lo confesso francamente: l’avvertimento di David Hume fu quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dommatico e dette tutt’altro indirizzo alle mie ricerche nel campo della filosofia speculativa. Mi tenni ben lontano dal seguirlo nelle conseguenze, che provenivano solo dal fatto che egli non si pose la quistione nella sua integrità, ma si fermò solo su una parte di essa, che non può offrire nessuna spiegazione senza che si consideri il tutto1.

Il risveglio di Kant dal sonno dogmatico, in cui egli stesso confessa di essere caduto, rimane una delle più celebri confessioni di debito intellettuale del pensiero moderno. Attraverso e limitatamente all’opera in cui la stessa citazione è presente, è possibile provare a ripercorrere quale sia stata la scintilla offerta da David Hume e in qual senso Kant possa affermare, con un certo senso di soddisfazione e sulla falsariga di un’apparente modestia, di aver compiuto «l’impresa» di superare lo scetticismo a cui lo scozzese era approdato.

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  1. I.Kant (2009), p.13.

Eredità europea e nuova oikoumene in H. G. Gadamer

.1. L’urgenza di una «Idea d’Europa»:

Nell’attuale agenda delle priorità politiche compare la costruzione, o il miglioramento, dell’edificio europeo. Sono molti gli studiosi e gli intellettuali che si sono mossi in tale direzione: ci basti qui ricordarne solo alcuni per rimarcare l’urgenza di un simile campo di ricerca.  Tra questi Massimo, Cacciari ha cercato di definire il profilo, mutevole e tragico, dell’identità europea1; Giovanni Reale ha sottolineato la necessità “antropologica” di un «uomo europeo»2; Derrida, invece, ha sviluppato un’attenta riflessione sul rapporto tra praxis politica e θεωρέω, indagando le possibilità storiche per un’Europa dell’ad-venire.3In vero è difficile trovare un pensatore europeo che non si sia mai interrogato sul significato e sul senso d’Europa. Infatti, in modi molto differenti, anche Nietzsche, Hegel, Husserl, Patocka, Habermas, Schmitt ne hanno approfondito il tema. Vista la vastità dell’argomento , sarà qui proposta una breve introduzione al concetto di «eredità europea» a partire dall’intenso dibattito che si sviluppò attorno all’ermeneutica di H. G. Gadamer. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Si pensi a Geofilosofia dell’Europa o, in una certa misura, a Il Potere che frena.
  2. G. Reale, Radici culturali e spirituali dell’Europa. Per una rinascita dell’uomo europeo. Milano, Raffaello Cortina Editore, 2003.
  3. J. Derrida, L’autre cap suivi de La Democrazie ajournéé. Paris, Le Editions de Minuit, 1991.

Friedrich Heinrich Jacobi: un filosofo di carattere. Le due facce della ragione

.Nonostante una formazione da commerciante alle spalle al fine di portare avanti l’attività di famiglia e la messa a punto di una dottrina a suo dire “non-filosofica”, Friedrich Heinrich Jacobi (Düsseldorf, 1743-Munich, 1819) riuscì a imporsi con naturalezza nel panorama culturale tedesco, in particolare nella tensione filosofica a cavallo tra la fine ‘700 e il primo decennio del 1800. Infatti, un’attiva partecipazione nei momenti più “caldi” della filosofia di allora e l’elaborazione di un vero e proprio metodo filosofico applicato alla sua “dottrina della fede” gli hanno assicurato un posto di rilievo nella filosofia del tempo, in particolare grazie ai rapporti che Jacobi intratteneva con gli “scienziati” dell’idealismo. A tal proposito, è bene ricordare l’episodio della controversia sull’ateismo di Fichte a seguito della pubblicazione del saggio Über den Grund unseres Galubens an eine göttliche Weltregierung (Sul fondamento della nostra fede in un governo divino del mondo) in risposta a quello pubblicato da Forberg1. Il saggio fichtiano infatti fu al centro di accese polemiche a causa della natura, a dire di molti, completamente atea dal momento che si fondava sull’identificazione tra Dio e un ordine morale universale del mondo: Dio viene così spersonalizzato e ridotto a un puro e semplice ordine a cui fa capo l’umano in quanto umano. La polemica fu scaturita da un libello anonimo dal titolo Lettera di un padre al figlio studente sull’ateismo di Fichte e Forberg che chiedeva una punizione nei riguardi di Fichte per il suo atteggiamento apertamente anticristiano. Fichte cercò di difendersi autonomamente e non solo: nell’Appellation an das Publikum Fichte, a propria difesa, rovesciò l’accusa di ateismo facendo riferimento all’eterno conflitto caratterizzante la filosofia occidentale, al cui centro vi era la differenza tra dogmatismo e idealismo, rispettivamente caratterizzati da eudemonismo e moralismo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. F.K Forberg (1770-1848), filosofo e filologo tedesco, allievo di Fichte pubblicò il saggio Entwicklung des Begriffs der Religion (Sviluppo del concetto di religione)

Tra socialismo e nazionalismo: brevi appunti sulla figura storico-filosofica dell’Arbeiter (pt.2)

.Inevitabili ambiguità: l’esperimento politico di Niekisch tra socialismo e nazionalismo.

Nell’articolo precedente si è cercato di descrivere il complesso quadro teorico, storico e politico che contribuì a definire la figura dell’arbeiter nella Germania di Weimar. In conclusione è stato osservato come, tanto nell’alveo della tradizione marxiana, quanto di quella jungeriana, la figura antropologica del lavoratore si scontri con le necessità pratico-politiche della situazione tedesca. Da questa contrapposizione irriducibile tra teoria e prassi sorgono movimenti, partiti, riviste e gruppi politici costretti ad una costitutiva ambiguità, perennemente in tensione tra una filosofia del nazionalismo e una del socialismo. Le suggestioni politico-metafisiche di Niekisch offrono la possibilità di indagare i termini di questo “equivoco” originario che, de facto, apre la strada alla figura del lavoratore nazionalsocialista.

Ernst Niekisch (1889 – 1967) fu un politico tedesco che operò tra la prima e la seconda guerra mondiale. Da giovanissimo si iscrisse nell’SPD per poi fuoriuscirne nel 1918, non condividendo le posizioni scettiche nei confronti della Russia comunista e il pacifismo propagandato dal partito. Dopo un breve periodo nel gruppo dei “Socialisti Indipendenti”, Niekisch fonda il giornale Der WiderstandLa Resistenza -, pubblicato fino al 1934, tramite cui diffonde la sua idea di «nazionalbolscevismo» 1. Leggi il resto di questo articolo »

  1. C. Terracciano, M. Murelli, Nazionalcomunismo. SEB, Milano, 1996. pp. 122- 126 

Tra socialismo e nazionalismo: brevi appunti sulla figura storico-filosofica dell’Arbeiter (pt.1)

Breve introduzione a cura di M. Camici:

«Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. » Joseph Conrad, Cuore di tenebra.

Il lavoro, così come oggi lo conosciamo – o forse dovremmo meglio dire non conosciamo affatto – è per il 41,6% dei giovani italiani un sogno difficile e , purtroppo, spesso non realizzabile. Questo dato allarmante viene però analizzato e affrontato come una questione meramente economica ma, forse, il problema dell’occupazione, del lavoro e del lavoratore rappresenta qualcosa in più di tutto ciò. Come il pensiero filosofico ci insegna, non si può slegare il tema del lavoro da quello della libertà, da quella peculiare capacità dell’uomo di determinare la propria esistenza tramite le  sue stesse azioni. Per questo motivo, scrive Jan Patocka, «paradossalmente il lavoro ci fa sentire la nostra libertà, il suo carattere di peso è derivato dal peso inerente alla vita umana in generale, dal fatto che non possiamo semplicemente prendere la vita come qualcosa d’indifferente, bensì che la dobbiamo sempre “portare”, “condurre” – farcene garanti e rispondere per essa.» È proprio questa mancanza, l’impossibilità di poter determinare il proprio sé autonomamente, ad aver causato  il senso di smarrimento che viviamo nei nostri giorni. Certamente l’argomento legato al lavoro e al lavoratore non è un’esclusiva di noi contemporanei, piuttosto è un’ eredità lasciataci dai lontani moti rivoluzionari che hanno scosso, a partire dalla fine del settecento sino alle due guerre mondiali, l’Europa e il mondo intero. Leggi il resto di questo articolo »

L’eternità della scelta. F.W.J. von Schelling e Hans Jonas

L’ idealismo, corrente filosofica che caratterizza l’Europa ottocentesca, in particolare la Germania, di cui ricordiamo i tre massimi esponenti: Johann Gottlieb Fichte (1762- 1814), Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775-1854) e Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), ha avuto il merito di rivendicare, reagendo al mero empirismo dei positivisti, i diritti dello spirito soffocati dal materialismo. In questo modo lo spirito riesce a fondersi con l’infinito, conservando e al contempo superando, la finitezza dell’umano che assumeva i caratteri di condanna. La tipica attitudine degli idealisti e più in generale dei romantici della Germania ottocentesca, è infatti quella di ricercare, ovunque sia possibile all’uomo, l’ “oltre- limite”, vale a dire ciò che ontologicamente è al di là dell’ordine e dell’equilibrio armonico della natura. L’atmosfera idealista era intrisa di senso infinito in seno al finito, in cui la Einfühlung, la fusione fra l’infinito e il finito è così forte che si arriva a concepire quest’ultimo come la realizzazione vivente dell’infinito. Temi come l’eternità e l’immortalità dell’anima erano tanto vissuti, filosoficamente e non, che finirono con l’assumere il senso dell’esistenza in sé, spogliando gli uomini del loro carattere empirico attraverso l’elevazione del proprio spirito a Dio. In senso idealistico, Dio è quell’ Assoluto che è alla base dell’esistenza, quello Spirito di cui Hegel, ne “La fenomenologia dello Spirito” del 1807 traccia il percorso onto-teo-teleo-logico attraverso l’ assunzione di tappe ideali con risvolti storico- empirici.

La fine dell’idealismo è convenzionalmente collocata intorno agli anni trenta dell’ Ottocento, di pari passo con la morte di Hegel e con lo spegnimento intellettuale di alcuni dei temi caratterizzanti “la filosofia dello Streben”, come ad esempio il rapporto con l’infinito, lo spirito del mondo e l’ essenza della natura. Leggi il resto di questo articolo »

J.G. Fichte: moralità e perfezione dell’Io assoluto e dell’Io divisibile.

La triade idealista dell’Ottocento tedesco 1 ha inizio con il filosofo Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) che, continuatore della filosofia kantiana, propose una filosofia del tutto nuova. Questa, seppur fondata attorno alla moralità come ordine del mondo, si ispira all’idea di libertà promossa dalla Rivoluzione Francese del 1789, evento che affascinò una Germania sempre più orientata verso la ricerca di un Io al di sopra del mondo. Volendo datare la nascita del concetto di Io 2 si potrebbe far riferimento alla pubblicazione dell’ opera principale di Fichte, Fondamenti della dottrina della scienza, che risale al 1794, anno in cui viene assegnata al filosofo una cattedra di filosofia all’ università di Jena. Sono proprio questi gli anni in cui si inizia a percepire una svolta culturale, un’ aria di ricerca intrinseca in cui si proietta il proprio Sé verso un Io, anzi l’Io che racchiude tutti i sé lasciando loro la libertà intrinseca di cui sono ontologicamente dotati. L’ Io assoluto, dunque, tiene salda la realtà attraverso il “lasciar esistere” il singolo.

L’ Ottocento tedesco, dunque, si presenta come secolo di libertà ispirata, di ricerca raffinatamente sfrenata, di posata tensione irrazionale verso un ordine altro. J.G. Fichte è, appunto, il primo pensatore che dà forma a questa voglia di affidarsi ai sentimenti individuali inerenti la ricerca di completezza in qualcosa “situato”, non in termini spazio-temporali, al di là del mondano. Il filosofo tedesco, ne I Fondamenti della dottrina della scienza,  intende promuovere una sorta di scienza della scienza che, nel corso dell’ evoluzione della filosofia fichtiana, si configurò come sistema che pone al suo centro l’ Io infinito. Le prime questioni suggestionate da questo nuovo modo di analizzare il reale sono le suguenti: da dove deriva questo Io? Che ruolo ha l’uomo nella creazione dell’ infinità di un Assoluto che regola tutto? Fichte, attraverso uno schema triadico caratterizzato dalla dialettica tesi- antitesi- sintesi, mette a punto il percorso pensato che l’Io, a partire da se stesso, conduce fino ad arrivare alla creazione del mondo e dell’ uomo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Gli esponenti dell’idealismo, corrente filosofica perlopiù tedesca, sono Johann Gottlieb Fichte(1762-1814), Friedrich Wilhelm Joseph Schelling(1775-1854) e Georg Wilhelm Friedrich Hegel(171770-1831)
  2. L’ Io dell’idealismo è il potenziale Spirito che, essendo la base del mondo, è anche al di sopra di esso.

La duplice essenza. Fondamento ed esistenza nella filosofia schellinghiana

Una delle principali questioni che caratterizza la filosofia idealista della Germania romantica ottocentesca ruota intorno al concetto di mondo inteso come vita, esistenza, dinamiche universali con riverberi mondani, empirici ed attuali. I concetti più utilizzati nella suddetta corrente filosofica per chiarire al meglio come, dove e quando avvenga l’atto che culmina nell’esistenza sono da un lato l’ Assoluto, l’ Io, la Sostanza, lo Spirito per ciò che riguarda “l’altro rispetto al mondo”, dall’altro con esistenza attuata, realtà, vita e mondanità viene inteso l’esistere nel suo carattere empirico- mondano. In particolare, il secondo dei tre esponenti dell’idealismo, Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775- 1854) 1, sviluppa la sua filosofia intorno al concetti di fondamento per quanto riguarda il carattere spirituale e universale della vita e a quello di fondato che si identifica, invece, con la vita materiale. Il fondamento (Grund) si configura con ciò che è alla base dell’esistenza, ovvero una sorta di iniziale freno verso l’esistere, che ha modo di agire in una dimensione altra rispetto a quella in cui vi è materialità, in una dinamica scevra di temporalità e in cui tutto è di per sé indifferenziato. Dapprima il fondamento crea attrito tra essenza ed esistenza; successivamente, però, appare come forza che spinge l’essenza a rivelarsi come esistenza. Inizialmente, il filosofo chiama l’ indifferenziato in cui tutto corrisponde a tutto identità assoluta.

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  1. Gli esponenti dell’idealismo tedesco, in ordine cronologico sono Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), lo stesso Schelling e Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831)