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Memoria ed inconscio: le colonne d’Ercole della psicologia scientifica

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1. Premessa

Col differenziarsi progressivo dei saperi è spesso stato compito, difficile e scomodo, di una branca delle scienze quello di criticarne un’altra, mostrando le leggerezze teoretiche e la sicumera non dovuta di alcuni fondamenti. Non ha fatto eccezione lo studio della ψυχή, la psicologia, a seguito della profonda metamorfosi che gradualmente ha portato una materia eminentemente filosofica a convertirsi in disciplina applicata, nuovamente rifondata su basi scientifiche; a cavallo fra il XIX e il XX secolo ciò implicava inevitabilmente un allignarsi nella mentalità positivistica, con le sue speranze e la salda convinzione di equivalenza fra metodi prima qualitativamente eterogenei in un comune sostrato matematico-empirico. Se lo stringere d’assedio al positivismo e allo scientismo non tardò a sbocciare già in contemporanea al suo rigoglio, un confronto maturo con quelli che furono i frutti dell’unione fra scienza e psiche venne intrapreso solo nella seconda metà del ‘900 (pensiamo all’antipsichiatria di Foucault, Goffman e molti altri). Eppure germi di tali intenti erano già presenti nell’istituzione della psicanalisi, oggi vista letterariamente come fiero alter ego della psicologia ufficiale, che in realtà si proponeva come conseguenza e proseguimento della stessa; nello spiritualismo e nell’evoluzionismo “vitalista”, che ai prodromi della fenomenologia indaga un mondo che non si esaurisce nell’assioma della causalità e delle relazioni fisico-chimiche.

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L’eternità della scelta. F.W.J. von Schelling e Hans Jonas

L’ idealismo, corrente filosofica che caratterizza l’Europa ottocentesca, in particolare la Germania, di cui ricordiamo i tre massimi esponenti: Johann Gottlieb Fichte (1762- 1814), Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775-1854) e Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), ha avuto il merito di rivendicare, reagendo al mero empirismo dei positivisti, i diritti dello spirito soffocati dal materialismo. In questo modo lo spirito riesce a fondersi con l’infinito, conservando e al contempo superando, la finitezza dell’umano che assumeva i caratteri di condanna. La tipica attitudine degli idealisti e più in generale dei romantici della Germania ottocentesca, è infatti quella di ricercare, ovunque sia possibile all’uomo, l’ “oltre- limite”, vale a dire ciò che ontologicamente è al di là dell’ordine e dell’equilibrio armonico della natura. L’atmosfera idealista era intrisa di senso infinito in seno al finito, in cui la Einfühlung, la fusione fra l’infinito e il finito è così forte che si arriva a concepire quest’ultimo come la realizzazione vivente dell’infinito. Temi come l’eternità e l’immortalità dell’anima erano tanto vissuti, filosoficamente e non, che finirono con l’assumere il senso dell’esistenza in sé, spogliando gli uomini del loro carattere empirico attraverso l’elevazione del proprio spirito a Dio. In senso idealistico, Dio è quell’ Assoluto che è alla base dell’esistenza, quello Spirito di cui Hegel, ne “La fenomenologia dello Spirito” del 1807 traccia il percorso onto-teo-teleo-logico attraverso l’ assunzione di tappe ideali con risvolti storico- empirici.

La fine dell’idealismo è convenzionalmente collocata intorno agli anni trenta dell’ Ottocento, di pari passo con la morte di Hegel e con lo spegnimento intellettuale di alcuni dei temi caratterizzanti “la filosofia dello Streben”, come ad esempio il rapporto con l’infinito, lo spirito del mondo e l’ essenza della natura. Leggi il resto di questo articolo »

La duplice essenza. Fondamento ed esistenza nella filosofia schellinghiana

Una delle principali questioni che caratterizza la filosofia idealista della Germania romantica ottocentesca ruota intorno al concetto di mondo inteso come vita, esistenza, dinamiche universali con riverberi mondani, empirici ed attuali. I concetti più utilizzati nella suddetta corrente filosofica per chiarire al meglio come, dove e quando avvenga l’atto che culmina nell’esistenza sono da un lato l’ Assoluto, l’ Io, la Sostanza, lo Spirito per ciò che riguarda “l’altro rispetto al mondo”, dall’altro con esistenza attuata, realtà, vita e mondanità viene inteso l’esistere nel suo carattere empirico- mondano. In particolare, il secondo dei tre esponenti dell’idealismo, Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775- 1854) 1, sviluppa la sua filosofia intorno al concetti di fondamento per quanto riguarda il carattere spirituale e universale della vita e a quello di fondato che si identifica, invece, con la vita materiale. Il fondamento (Grund) si configura con ciò che è alla base dell’esistenza, ovvero una sorta di iniziale freno verso l’esistere, che ha modo di agire in una dimensione altra rispetto a quella in cui vi è materialità, in una dinamica scevra di temporalità e in cui tutto è di per sé indifferenziato. Dapprima il fondamento crea attrito tra essenza ed esistenza; successivamente, però, appare come forza che spinge l’essenza a rivelarsi come esistenza. Inizialmente, il filosofo chiama l’ indifferenziato in cui tutto corrisponde a tutto identità assoluta.

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  1. Gli esponenti dell’idealismo tedesco, in ordine cronologico sono Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), lo stesso Schelling e Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831)