Articoli marcati con tag ‘Marx’

Tra Gloria e Celebrità. Appunti dal Festival della filosofia 2014.

.Introduzione:

In questo articolo ci accingiamo ad esporre non soltanto dei contenuti filosofici e degli interessanti spunti riguardanti la tematica della Gloria, del Potere e dell’Onore, concetti tematici scelti per le conferenze tenute al Festival della Filosofia del 2014, ma a riportare a caldo la complessità d’una esperienza che abbiamo vissuto come Associazione. L’importanza del Festival della Filosofia ci è parsa subito venirci incontro tramite il fermento, la larga presenza e la concentrazione di studiosi e ricercatori autorevoli provenienti da istituti internazionali. Non possiamo non palesare, oltre l’entusiasmo, una piccola critica, considerando quanto poco basti per fare della filosofia: un luogo consono, una platea che interviene, il διαλέγεσθαι di domande e risposte e, al giorno d’oggi, forse uno schermo sul quale poter proiettare immagini e filmati da commentare. A differenza di settori che richiedono grandi investimenti, come la Medicina o le sperimentazioni ingegneristiche, per capire il ruolo dell’uomo nella società in cui vive ed attualizzare i significati dei termini vitali delle nostre esistenze non servirebbe poi un grande movimento di beni materiali. A questo riguardo sovvengono subito in mente le parole di una nota intervista fatta ad Heidegger, che commentando la celeberrima undicesima tesi su Feuerbach di Karl Marx aggiunge: «Cambiare il mondo presuppone un cambiamento della concezione del mondo. Un’interpretazione del mondo può essere oltrepassata soltanto tramite un’interpretazione ancora più accurata»1. Ci auguriamo che l’eccellenza dell’iniziativa, il dinamismo degli organizzatori che ha permesso ai filosofi in itinere di visitare altre fiere del libro e della cultura e gli inviti ad eminenti studiosi provenienti da altri settori e discipline, non rimangano fattori isolati, che possano diffondersi organizzazioni di questo genere presso numerosi dipartimenti universitari, che avrebbero tutti gli strumenti necessari nelle loro mani.

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  1. Traduzione nostra. Per visionare questa parte dell’intervista: https://www.youtube.com/watch?v=jQsQOqa0UVc

Saggio – Pensiero borghese e proletario in “Storia e coscienza di classe”

.La categorie di borghese e rivoluzionario hanno permeato la filosofia, la letteratura e in buona parte tutte le scienze sociali dal sorgere del marxismo al XX secolo. Il saggio intende fornire un’analisi di alcuni passi fondamentali dell’opera di György Lukács, “Storia e coscienza di classe”, ritenuta fondamentale per tale tematica.
In Lukács le «antinomie del pensiero borghese» e «il punto di vista del proletariato» non hanno a che fare strettamente con una classificazione di benessere e censo di stampo statistico; borghesi e rivoluzionarie sono alcune scienze e le loro metodologie ed anche filosofi e ricostruzioni storiche possono essere caratterizzate in questo modo. Alla borghesia spetta la dilatazione ad oltranza del suo presente e l’applicazione di leggi razionali eterne nei contenuti dell’immediatezza; al proletariato la creazione di nuove mediazioni, la riscoperta di legami con delle tendenze del passato che facciano nascere nuove prospettive future.

Molte sono le riflessioni che possono nascere a partire dall’opera di Lukács in questo primo quarto di secolo del nuovo millennio; esistono ancora delle classi come soggetti dell’operare storico? Ed è ancora pregnante di senso quella differenza, che può suonare quasi come una tentazione, fra coscienza di classe e coscienza di ceto che il proletariato deve mantenere per non diventare anch’esso, quantomeno da un punto di vista teoretico, dalla mentalità borghese? Leggi il resto di questo articolo »

Reificazione e catessi: la teoria di Axel Honneth, la critica di Judith Buttler (pt.2)

.4. La catessi nei confronti delle cose:

La capacità di riconoscimento nello sviluppo infantile, come detto sopra, ruota attorno a due cardini: l’imitazione della persona amata e la catessi nei riguardi degli oggetti. Quest’ultima è una relazione complessa e studiata sotto diversi aspetti; propriamente la “catessi” è l’investimento di una carica libidica (in termini ancora freudiani) nei confronti di un oggetto. Nel ricostruire l’evolversi del legame empatico fra due soggetti, in questo caso fra bambino e persona amata, il procedimento non riguarda però la carica libidica dell’infante ma la sua comprensione della catessi dell’Altro. Quest’aspetto essenziale, che ha corrispettivi in tutta la psicanalisi, viene considerato fondamentale anche da Adorno: «In recognizing other persons we must at the same time recognize their subjective conceptions and feelings about nonhuman objects […] being aware that these objects possess a multiplicity of existential meanings for the people around us» 1. Il verificarsi della comprensione dell’Altro tramite questa dinamica permette di estendere la sensibilità assiologica del bambino, mentre il processo imitativo riguardava più specificamente il cambio di prospettiva. Il capitolo della catessi negli studi sulla reificazione è decisamente ampio e tale concetto si presta a diverse obiezioni (ne vedremo alcune nella critica della Butler); Honneth, che ne fa una chiave essenziale per ulteriori passaggi, per esempio sembra non considerare l’ammonimento ecologico che riconosce a piante e animali dignità e rispetto in quanto tali e non in rapporto ad una attribuzione di valore di un Altro.

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  1. Vedi articolo precedente: Ivi, pagina 63.

Reificazione e catessi: la teoria di Axel Honneth, la critica di Judith Buttler (pt.1)

.1. Introduzione: la lezione a Berkeley:

Sul concetto di reificazione (Verdinglichung), che dovrebbe essere preminente in una sfera sociale contemporanea pullulante di oggetti, tecnologie “mediatiche” e messa in trasmissione del reale (presupposta nella rivoluzione dei social networks, ancora poco indagata), si è scritto e discusso molto a seconda delle diverse fioriture del pensiero marxista. Con un declino , avvertito ma spesso non realmente commisurato ai fatti della produzione letteraria e saggistica, della tradizione marxista si è quindi persa di vista l’importanza del rapporto filosofico ed assiologico fra l’uomo e le cose e del suo corrispettivo, nell’interpersonalità, del trattare qualcuno a guisa di oggetto e mezzo strumentale (è esplicito l’eco morale kantiano). Tuttavia l’aspetto rivoluzionario delle nuove modalità d’informazione e la parcellizzazione del lavoro nella fase «liquida» del capitalismo fervono d’una riattualizzazione ed è così che uno dei maggiori rappresentanti di quella che potremmo definire la “scuola habermasiana”, Axel Honneth, introduce la sua lectio magistralis presso l’università americana di Berkeley: “Reification: a New Look at an Old Idea” 1.
Come vedremo, è una lettura speculativa quella di Honneth, tesa a sradicarsi dalle premesse marxiste e, nelle sue intenzioni, alla liberazione del concetto di “reificazione” da alcune pastoie che potrebbe permetterne un nuovo utilizzo: per compiere una simile impresa l’approcciarsi del pensatore tedesco oscilla fra lo scandagliare un’altra tradizione filosofica, quella hegeliana, contrapponendo alla Verdinglichung una premessa esistenziale empatica, l’Anerkennung (il Riconoscimento) in quanto “antidoto”; in un altro verso si segue la ricerca di nuovi appigli dati dalla psicologia dello sviluppo e dell’infanzia. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Axel Honneth, Reification, Oxford University Press, Oxford, 2008. 

Tra socialismo e nazionalismo: brevi appunti sulla figura storico-filosofica dell’Arbeiter (pt.2)

.Inevitabili ambiguità: l’esperimento politico di Niekisch tra socialismo e nazionalismo.

Nell’articolo precedente si è cercato di descrivere il complesso quadro teorico, storico e politico che contribuì a definire la figura dell’arbeiter nella Germania di Weimar. In conclusione è stato osservato come, tanto nell’alveo della tradizione marxiana, quanto di quella jungeriana, la figura antropologica del lavoratore si scontri con le necessità pratico-politiche della situazione tedesca. Da questa contrapposizione irriducibile tra teoria e prassi sorgono movimenti, partiti, riviste e gruppi politici costretti ad una costitutiva ambiguità, perennemente in tensione tra una filosofia del nazionalismo e una del socialismo. Le suggestioni politico-metafisiche di Niekisch offrono la possibilità di indagare i termini di questo “equivoco” originario che, de facto, apre la strada alla figura del lavoratore nazionalsocialista.

Ernst Niekisch (1889 – 1967) fu un politico tedesco che operò tra la prima e la seconda guerra mondiale. Da giovanissimo si iscrisse nell’SPD per poi fuoriuscirne nel 1918, non condividendo le posizioni scettiche nei confronti della Russia comunista e il pacifismo propagandato dal partito. Dopo un breve periodo nel gruppo dei “Socialisti Indipendenti”, Niekisch fonda il giornale Der WiderstandLa Resistenza -, pubblicato fino al 1934, tramite cui diffonde la sua idea di «nazionalbolscevismo» 1. Leggi il resto di questo articolo »

  1. C. Terracciano, M. Murelli, Nazionalcomunismo. SEB, Milano, 1996. pp. 122- 126 

Tra socialismo e nazionalismo: brevi appunti sulla figura storico-filosofica dell’Arbeiter (pt.1)

Breve introduzione a cura di M. Camici:

«Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. » Joseph Conrad, Cuore di tenebra.

Il lavoro, così come oggi lo conosciamo – o forse dovremmo meglio dire non conosciamo affatto – è per il 41,6% dei giovani italiani un sogno difficile e , purtroppo, spesso non realizzabile. Questo dato allarmante viene però analizzato e affrontato come una questione meramente economica ma, forse, il problema dell’occupazione, del lavoro e del lavoratore rappresenta qualcosa in più di tutto ciò. Come il pensiero filosofico ci insegna, non si può slegare il tema del lavoro da quello della libertà, da quella peculiare capacità dell’uomo di determinare la propria esistenza tramite le  sue stesse azioni. Per questo motivo, scrive Jan Patocka, «paradossalmente il lavoro ci fa sentire la nostra libertà, il suo carattere di peso è derivato dal peso inerente alla vita umana in generale, dal fatto che non possiamo semplicemente prendere la vita come qualcosa d’indifferente, bensì che la dobbiamo sempre “portare”, “condurre” – farcene garanti e rispondere per essa.» È proprio questa mancanza, l’impossibilità di poter determinare il proprio sé autonomamente, ad aver causato  il senso di smarrimento che viviamo nei nostri giorni. Certamente l’argomento legato al lavoro e al lavoratore non è un’esclusiva di noi contemporanei, piuttosto è un’ eredità lasciataci dai lontani moti rivoluzionari che hanno scosso, a partire dalla fine del settecento sino alle due guerre mondiali, l’Europa e il mondo intero. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.2)

Di seguito la seconda parte dell’intervista a L. Franceschini, autore del saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze edito da Ombre Corte. Rimandiamo inoltre alla prima parte della medesima intervista .

F. Della Sala: Malgrado lo spazio a nostra disposizione sia ormai poco, tengo particolarmente ad affrontare con lei almeno altri tre aspetti che permettano tanto di arricchire questo discorso sul razzismo, quanto di definire meglio il suo saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze. Sia nel libro, sia nella conferenza da lei tenuta a Barcellona affronta l’ardita impresa di rintracciare nella storia del pensiero quelle posizione che hanno facilitato lo sviluppo del razzismo. In questa impresa ermeneutica si è anche confrontato con la cultura greco – romana. Proprio in un saggio pubblicato da Athene Noctua a firma di L. Baldazzi, l’autore cerca di definire il concetto di straniero, rintracciando nell’estraneità il suo carattere peculiare. Come viene giustamente osservato, l’estraneità subisce, però, tutta una serie di suggestioni etiche, morali, consuetudinarie, che portano alla formulazione dello xenos e del barbaros. Il primo, malgrado sia estraneo, rientra in un processo di accettazione. Di più. Per i greci lo xenos viene addirittura ospitato, dal momento che la sua alterità non fuoriesce dai limiti della grecità. Nel caso del barbaros, invece, questi limiti vengono oltrepassati e lo straniero diventa nemico in potenza. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.1)

Breve biografia dell’autore:

Leonardo Franceschini è nato a Roma nel 1985.  Ottiene la Laurea triennale in Filosofia e problemi storico sociali presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi intitolata “Il concetto di alienazione nelle opere giovanili di Marx”. Dopo aver trascorso un anno presso la “Universidad Ramon Llull” di Barcelona in qualità di studente erasmus, si laurea in Filosofia politica presso l’Università “La Sapienza” di Roma proponendo una tesi magistrale intitolata “Pensiero decoloniale: alternativa espistemica, scelta politica”. Nel 2012 e nel 2013 ha impartito un corso di filosofia e uno di lingua spagnola ai detenuti dell’istituto circondariale “Rebibbia” di Roma”. Dal giugno 2013 è membro del GIRCHE (Gruppo Internazionale di Ricerca: Cultura, Storia e Stato) presso la sede di Barcellona. Attualmente è dottorando presso la “Universidad de Barcelona” in attesa della cotutela con l’Università “L’orientale” di Napoli. In precedenza Leonardo Franceschini è stato anche autore della sceneggiatura del cortometraggio “Razza: umana”, in collaborazione con Shoah Foundation, Amnesty International e Archivio di Stato, vincitore del primo premio presso la Shoah Foundation Institute, University of Southern California. Ha inoltre tradotto l’opera teatrale “E’ stato morto un ragazzo”, basata sul caso di Federico Aldrovandi. L’opera tradotta, dal titolo “Obra Federico”, è stata rappresentata in molti teatri dell’America Latina. Da ormai dieci anni lavora privatamente con bambini e ragazzi affetti da problematiche legate alla dislessia e alla disgrafia, aiutandoli negli studi. Nel  Giugno 2013 pubblica il suo primo libro “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” edito dalla casa editrice Ombre Corte.

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Spunti su Rousseau – l’obbligo alla libertà

Questa breve riflessione rotea attorno ad un’assai suggestiva espressione a cui  Jean – Jacques Rousseau ricorre nel primo libro del Contratto Sociale (1762), vale a dire “l’obbligo alla libertà”.  Se “obbligare” ad essere liberi appare una contraddizione in termini, è quantomai opportuno affrontare lo specifico senso che l’autore ginevrino attribuisce al concetto di liberà, che è sia l’obbiettivo per cui si costituisce lo stato che il vincolo dallo Stato imposto. Analizzando tale “costrizione” si osserva come, oltre a garantire la coerenza interna del nuovo organo politico, essa sia qualificante della nuova identità che l’uomo assume prendendo parte al contratto. Sebbene lo stesso autore, in un altro passaggio, cerca di smarcarsi dal definire il significato della parola libertà 1 , sembra che l’intero discorso del contratto sociale si regga sul principio di garantirla e conciliarla con le esigenze di tutti.

Nell’approcciare il tema della libertà del singolo all’interno della società, il Contratto Sociale di  Rousseau rimane un passaggio obbligato; l’importanza dei suoi precetti non deriva soltanto dall’influenza avuta nell’ispirare i movimenti rivoluzionari sette – ottocenteschi, ma anche dalla più recente debacle sorta tra chi vuole ritrovare nel pensiero del filosofo ginevrino possibili derive totalitarie e chi, invece, giudica prevenute simili letture.

Tra i sostenitori di un Rousseau “totalitario” troviamo diversi autori. Isaiah Berlin, teorico del liberalismo e padre della ormai celebre distinzione tra libertà negativa (da intendersi in senso restrizioni all’azione del soggetto) e libertà positiva (capacità di autodeterminazione) 2 , è certo tra i più influenti. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Ciò viene esplicitamente affermato in un passo che commenteremo a seguire
  2. La distinzione tra le due libertà è oggetto del saggio Due concetti di libertà, 1958

Una filosofia ecologica: Edward Goldsmith ed il Tao dell’Ecologia.(pt2)

Nel precedente articolo sono state analizzate le fondamenta del pensiero critico di Goldsmith cercando di individuare i punti cardine della sua filosofia. In questa seconda parte verrà invece esposto il fondamento della sua idea ecologica .

Una caratteristica fondamentale per una visione ecologica del mondo, secondo Goldsmith, consiste nella sua olisticità. C.C. Adams, uno dei primi ecologi americani del ventesimo secolo, sosteneva che le interazioni tra i membri di un’associazione animale si devono paragonare alle relazioni esistenti tra le diverse cellule di un singolo individuo.

L’ecologia deve conseguentemente essere intesa come lo studio di una comunità gaiana. L’olismo degli ecologi è però incompatibile con il paradigma della scienza, in base al quale il mondo viene considerato casuale, atomizzato e meccanicistico. Per poter diventare una scienza rispettabile l’ecologia  è dovuta divenire anch’essa riduzionistica e meccanicistica. Goldsmith accusa Arthur Tanseley, ecologo di Oxford, di essere l’artefice principale di questo “mostro”. Leggi il resto di questo articolo »