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Friedrich Heinrich Jacobi: un filosofo di carattere. Le due facce della ragione

.Nonostante una formazione da commerciante alle spalle al fine di portare avanti l’attività di famiglia e la messa a punto di una dottrina a suo dire “non-filosofica”, Friedrich Heinrich Jacobi (Düsseldorf, 1743-Munich, 1819) riuscì a imporsi con naturalezza nel panorama culturale tedesco, in particolare nella tensione filosofica a cavallo tra la fine ‘700 e il primo decennio del 1800. Infatti, un’attiva partecipazione nei momenti più “caldi” della filosofia di allora e l’elaborazione di un vero e proprio metodo filosofico applicato alla sua “dottrina della fede” gli hanno assicurato un posto di rilievo nella filosofia del tempo, in particolare grazie ai rapporti che Jacobi intratteneva con gli “scienziati” dell’idealismo. A tal proposito, è bene ricordare l’episodio della controversia sull’ateismo di Fichte a seguito della pubblicazione del saggio Über den Grund unseres Galubens an eine göttliche Weltregierung (Sul fondamento della nostra fede in un governo divino del mondo) in risposta a quello pubblicato da Forberg1. Il saggio fichtiano infatti fu al centro di accese polemiche a causa della natura, a dire di molti, completamente atea dal momento che si fondava sull’identificazione tra Dio e un ordine morale universale del mondo: Dio viene così spersonalizzato e ridotto a un puro e semplice ordine a cui fa capo l’umano in quanto umano. La polemica fu scaturita da un libello anonimo dal titolo Lettera di un padre al figlio studente sull’ateismo di Fichte e Forberg che chiedeva una punizione nei riguardi di Fichte per il suo atteggiamento apertamente anticristiano. Fichte cercò di difendersi autonomamente e non solo: nell’Appellation an das Publikum Fichte, a propria difesa, rovesciò l’accusa di ateismo facendo riferimento all’eterno conflitto caratterizzante la filosofia occidentale, al cui centro vi era la differenza tra dogmatismo e idealismo, rispettivamente caratterizzati da eudemonismo e moralismo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. F.K Forberg (1770-1848), filosofo e filologo tedesco, allievo di Fichte pubblicò il saggio Entwicklung des Begriffs der Religion (Sviluppo del concetto di religione)

“In the beginning was the gesture”: l’origine del linguaggio secondo Michael C. Corballis

«La parola» diceva Gorgia «è un gran dominatore, che con un piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere» 1. Il linguaggio, nonostante sia in grado di scavare solchi profondi e di governare l’esistenza umana, è privo di consistenza e non lascia tracce o “fossili” di se. Proprio per questi motivi la ricerca circa l’origine del linguaggio resta un tema così problematico e conflittuale, tanto che la Société de Linguistique de Paris, per evitare che i suoi membri si perdessero in questioni e polemiche ritenute indecidibili, vietò nel 1866 la presentazione di relazioni che toccassero il problema. A discapito di simili scrupoli, la ricerca della “prima parola” ha intrigato un’infinità di pensatori antichi e moderni: Epicuro, Lucrezio, Vico, Condillac, Rousseau e Herder sono solo tra i più celebri di quanti si sono cimentati con quest’enigma. La contemporaneità, in virtù degli indizi paleontologici, etologici e neurologici riguardanti l’uomo e i suoi “parenti” più stretti, vede su questo tema “classico” guerreggiare due posizioni opposte. Come esprime Lia Formigari nel suo Introduzione alla filosofia delle lingue «nel corso di questa storia [delle teorie circa l’origine del linguaggio], sotto diverse configurazioni, si celano due modelli teorici ritornanti»2. Approcci che, in estrema sintesi, possono essere descritti come modello della “continuità” e della “cesura”.
Il primo si installa nel contesto del continuismo darwiniano, e cerca di rintracciare le condizioni per il  graduale sorgere del linguaggio umano nelle altre forme di comunicazione animale e nelle espressioni più o meno spontanee legate ad emozioni e a bisogni; il secondo, l’approccio della cesura, evidenzia invece come la proprietà essenziale del linguaggio umano, la sintassi, sia del tutto specie-specifica, olistica e dunque tale da non potersi essere evoluta gradualmente. 

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  1. Cit. I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari, 1981
  2. Cit. Lia Formigari, Introduzione alla filosofia delle lingue, Laterza, Roma-Bari, 2007, pag 28

L’eternità della scelta. F.W.J. von Schelling e Hans Jonas

L’ idealismo, corrente filosofica che caratterizza l’Europa ottocentesca, in particolare la Germania, di cui ricordiamo i tre massimi esponenti: Johann Gottlieb Fichte (1762- 1814), Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775-1854) e Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), ha avuto il merito di rivendicare, reagendo al mero empirismo dei positivisti, i diritti dello spirito soffocati dal materialismo. In questo modo lo spirito riesce a fondersi con l’infinito, conservando e al contempo superando, la finitezza dell’umano che assumeva i caratteri di condanna. La tipica attitudine degli idealisti e più in generale dei romantici della Germania ottocentesca, è infatti quella di ricercare, ovunque sia possibile all’uomo, l’ “oltre- limite”, vale a dire ciò che ontologicamente è al di là dell’ordine e dell’equilibrio armonico della natura. L’atmosfera idealista era intrisa di senso infinito in seno al finito, in cui la Einfühlung, la fusione fra l’infinito e il finito è così forte che si arriva a concepire quest’ultimo come la realizzazione vivente dell’infinito. Temi come l’eternità e l’immortalità dell’anima erano tanto vissuti, filosoficamente e non, che finirono con l’assumere il senso dell’esistenza in sé, spogliando gli uomini del loro carattere empirico attraverso l’elevazione del proprio spirito a Dio. In senso idealistico, Dio è quell’ Assoluto che è alla base dell’esistenza, quello Spirito di cui Hegel, ne “La fenomenologia dello Spirito” del 1807 traccia il percorso onto-teo-teleo-logico attraverso l’ assunzione di tappe ideali con risvolti storico- empirici.

La fine dell’idealismo è convenzionalmente collocata intorno agli anni trenta dell’ Ottocento, di pari passo con la morte di Hegel e con lo spegnimento intellettuale di alcuni dei temi caratterizzanti “la filosofia dello Streben”, come ad esempio il rapporto con l’infinito, lo spirito del mondo e l’ essenza della natura. Leggi il resto di questo articolo »

J.G. Fichte: moralità e perfezione dell’Io assoluto e dell’Io divisibile.

La triade idealista dell’Ottocento tedesco 1 ha inizio con il filosofo Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) che, continuatore della filosofia kantiana, propose una filosofia del tutto nuova. Questa, seppur fondata attorno alla moralità come ordine del mondo, si ispira all’idea di libertà promossa dalla Rivoluzione Francese del 1789, evento che affascinò una Germania sempre più orientata verso la ricerca di un Io al di sopra del mondo. Volendo datare la nascita del concetto di Io 2 si potrebbe far riferimento alla pubblicazione dell’ opera principale di Fichte, Fondamenti della dottrina della scienza, che risale al 1794, anno in cui viene assegnata al filosofo una cattedra di filosofia all’ università di Jena. Sono proprio questi gli anni in cui si inizia a percepire una svolta culturale, un’ aria di ricerca intrinseca in cui si proietta il proprio Sé verso un Io, anzi l’Io che racchiude tutti i sé lasciando loro la libertà intrinseca di cui sono ontologicamente dotati. L’ Io assoluto, dunque, tiene salda la realtà attraverso il “lasciar esistere” il singolo.

L’ Ottocento tedesco, dunque, si presenta come secolo di libertà ispirata, di ricerca raffinatamente sfrenata, di posata tensione irrazionale verso un ordine altro. J.G. Fichte è, appunto, il primo pensatore che dà forma a questa voglia di affidarsi ai sentimenti individuali inerenti la ricerca di completezza in qualcosa “situato”, non in termini spazio-temporali, al di là del mondano. Il filosofo tedesco, ne I Fondamenti della dottrina della scienza,  intende promuovere una sorta di scienza della scienza che, nel corso dell’ evoluzione della filosofia fichtiana, si configurò come sistema che pone al suo centro l’ Io infinito. Le prime questioni suggestionate da questo nuovo modo di analizzare il reale sono le suguenti: da dove deriva questo Io? Che ruolo ha l’uomo nella creazione dell’ infinità di un Assoluto che regola tutto? Fichte, attraverso uno schema triadico caratterizzato dalla dialettica tesi- antitesi- sintesi, mette a punto il percorso pensato che l’Io, a partire da se stesso, conduce fino ad arrivare alla creazione del mondo e dell’ uomo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Gli esponenti dell’idealismo, corrente filosofica perlopiù tedesca, sono Johann Gottlieb Fichte(1762-1814), Friedrich Wilhelm Joseph Schelling(1775-1854) e Georg Wilhelm Friedrich Hegel(171770-1831)
  2. L’ Io dell’idealismo è il potenziale Spirito che, essendo la base del mondo, è anche al di sopra di esso.

La duplice essenza. Fondamento ed esistenza nella filosofia schellinghiana

Una delle principali questioni che caratterizza la filosofia idealista della Germania romantica ottocentesca ruota intorno al concetto di mondo inteso come vita, esistenza, dinamiche universali con riverberi mondani, empirici ed attuali. I concetti più utilizzati nella suddetta corrente filosofica per chiarire al meglio come, dove e quando avvenga l’atto che culmina nell’esistenza sono da un lato l’ Assoluto, l’ Io, la Sostanza, lo Spirito per ciò che riguarda “l’altro rispetto al mondo”, dall’altro con esistenza attuata, realtà, vita e mondanità viene inteso l’esistere nel suo carattere empirico- mondano. In particolare, il secondo dei tre esponenti dell’idealismo, Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (1775- 1854) 1, sviluppa la sua filosofia intorno al concetti di fondamento per quanto riguarda il carattere spirituale e universale della vita e a quello di fondato che si identifica, invece, con la vita materiale. Il fondamento (Grund) si configura con ciò che è alla base dell’esistenza, ovvero una sorta di iniziale freno verso l’esistere, che ha modo di agire in una dimensione altra rispetto a quella in cui vi è materialità, in una dinamica scevra di temporalità e in cui tutto è di per sé indifferenziato. Dapprima il fondamento crea attrito tra essenza ed esistenza; successivamente, però, appare come forza che spinge l’essenza a rivelarsi come esistenza. Inizialmente, il filosofo chiama l’ indifferenziato in cui tutto corrisponde a tutto identità assoluta.

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  1. Gli esponenti dell’idealismo tedesco, in ordine cronologico sono Johann Gottlieb Fichte (1762-1814), lo stesso Schelling e Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831)

Spencer e Darwin: cosa lega la musica alle nostre emozioni?

La musica viene spesso definita come la “ lingua della passione” 1. Ognuno di noi fa quotidianamente esperienza del misterioso parallelismo che sembra sussistere tra suono musicale ed emozione, tra onde generate dalla vibrazione di un corpo e stati psico-fisici complessi come la melanconia, l’allegria, l’esaltazione o la commozione. Ma come può istituirsi un nesso causale tra realtà così eterogenee? Come può la musica, senza passare per la significazione di concetti, oggetti o eventi, esprimere e comunicare stati emozionali con la facilità e l’immediatezza che le sono proprie? In effetti noi, contrariamente a quanto avviene con le lingue, non “impariamo” i significati delle note o delle melodie in cui vengono composte; esse semplicemente “ci parlano”. Che sorta di lingua è allora questa “lingua della passione”? È necessario ammettere che determinati suoni posseggano un intrinseco potere evocativo, arrendendosi di fronte alla loro misteriosa rivelazione? Per cercare una risposta può essere utile indagare prima un altro problema; quello circa le origini stesse della musica . Herbert Spencer 2 affronta la questione in un saggio del 1858 intitolato “The Origin and Function of music”. Il suo punto di partenza è la constatazione del fatto che ogni tipo di emozione eccita in modo irriflesso tanto la mente quanto il sistema motorio-muscolare che la esprime esternamente, rendendola pubblica.  Anche la voce, prodotta da uno specifico apparato corporeo, è un mezzo di espressione emotiva e, come tale, viene alterata in vari modi a seconda dei diversi sentimenti ed in modo proporzionale alla loro intensità. Spencer mostra come un parlato emotivamente “caldo” risulti stravolto nelle sue caratteristiche sonore rispetto ad un parlato “freddo” ordinario, sia per quanto riguarda l’intensità sia il timbro, gli intervalli di emissione, il tono e la sua velocità di variazione.

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  1. Ad esempio lo dichiara esplicitamente Wagner in un breve saggio del 1850, “Il giudaismo nella musica
  2. H. Spencer (1820-1903) fu uno degli intellettuali inglesi più influenti nel mondo accademico vittoriano. Filosofo, biologo, sociologo, teorico del liberalismo, i suoi scritti e contributi teorici spaziano in un campo vastissimo , sebbene siano articolati attorno all’idea centrale di “evoluzione”, da intendersi nel senso filosofico di un progresso cosmico-universale dal semplice al complesso coinvolgente ogni aspetto della realtà.

Cos’è un’opera d’arte? Kant dopo Duchamp

 Entro in un museo. Mi metto in coda alla biglietteria, aspetto, la coda non avanza, perché? nessuno mi risponde, nessuno mi guarda, perché? i passanti mi dicono che la fila è un’opera d’arte. Un po’ scombussolato comincio il percorso, vedo una lattina schiacciata accanto a un cestino, mi accingo a raccoglierla, un custode mi ferma urlandomi che è un’opera d’arte. Nella sala successiva non c’è niente, noto che la luce si spenge ogni tanto, mi spiegano che è un’opera d’arte. Continuo il mio cammino, guardo con sospetto un’estintore, sarà un’opera d’arte? Entro in un’altra stanza è tutto buio, cerco tastando i muri la porta per uscire quando vengo spinto violentemente per terra, spaventato e dolorante riesco a uscire: era un’opera d’arte. Basta. Non capisco. Ero entrato nel museo per capire cos’è l’arte contemporanea e ne so meno di prima. Sono sfinito, mi siedo, immediatamente delle turiste giapponesi cominciano a fotografarmi: sono diventato un’opera d’arte. 1

Emerge da questo aneddoto un diffuso scetticismo ispirato da un’arte contemporanea sempre meno unitaria e definibile: in tale caos, cos’è ancora arte?

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  1. Aneddoto in parte ispirato dall’episodio 1 della 5 stagione del Testimone di Pif: http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s05/il-testimone-s05e01-pif-arte-contemporanea