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J.G. Fichte: moralità e perfezione dell’Io assoluto e dell’Io divisibile.

La triade idealista dell’Ottocento tedesco 1 ha inizio con il filosofo Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) che, continuatore della filosofia kantiana, propose una filosofia del tutto nuova. Questa, seppur fondata attorno alla moralità come ordine del mondo, si ispira all’idea di libertà promossa dalla Rivoluzione Francese del 1789, evento che affascinò una Germania sempre più orientata verso la ricerca di un Io al di sopra del mondo. Volendo datare la nascita del concetto di Io 2 si potrebbe far riferimento alla pubblicazione dell’ opera principale di Fichte, Fondamenti della dottrina della scienza, che risale al 1794, anno in cui viene assegnata al filosofo una cattedra di filosofia all’ università di Jena. Sono proprio questi gli anni in cui si inizia a percepire una svolta culturale, un’ aria di ricerca intrinseca in cui si proietta il proprio Sé verso un Io, anzi l’Io che racchiude tutti i sé lasciando loro la libertà intrinseca di cui sono ontologicamente dotati. L’ Io assoluto, dunque, tiene salda la realtà attraverso il “lasciar esistere” il singolo.

L’ Ottocento tedesco, dunque, si presenta come secolo di libertà ispirata, di ricerca raffinatamente sfrenata, di posata tensione irrazionale verso un ordine altro. J.G. Fichte è, appunto, il primo pensatore che dà forma a questa voglia di affidarsi ai sentimenti individuali inerenti la ricerca di completezza in qualcosa “situato”, non in termini spazio-temporali, al di là del mondano. Il filosofo tedesco, ne I Fondamenti della dottrina della scienza,  intende promuovere una sorta di scienza della scienza che, nel corso dell’ evoluzione della filosofia fichtiana, si configurò come sistema che pone al suo centro l’ Io infinito. Le prime questioni suggestionate da questo nuovo modo di analizzare il reale sono le suguenti: da dove deriva questo Io? Che ruolo ha l’uomo nella creazione dell’ infinità di un Assoluto che regola tutto? Fichte, attraverso uno schema triadico caratterizzato dalla dialettica tesi- antitesi- sintesi, mette a punto il percorso pensato che l’Io, a partire da se stesso, conduce fino ad arrivare alla creazione del mondo e dell’ uomo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Gli esponenti dell’idealismo, corrente filosofica perlopiù tedesca, sono Johann Gottlieb Fichte(1762-1814), Friedrich Wilhelm Joseph Schelling(1775-1854) e Georg Wilhelm Friedrich Hegel(171770-1831)
  2. L’ Io dell’idealismo è il potenziale Spirito che, essendo la base del mondo, è anche al di sopra di esso.

La supposizione metafisica di Hans Jonas (pt.2)

Nell’articolo precedente è stato esposto il percorso battuto da Hans Jonas nel tentativo di rendere ragione dello spirito umano e della sua genesi. La struttura dell’opera può essere riassunta in tre fasi: nella prima Jonas teorizza il reperto cosmogonico e si concentra sulla validità delle scienze naturali sul piano meramente materiale; nella seconda viene indagata la relazione soggettività – spirito e il legame che questi due aspetti dell’esistenza umana hanno con il reperto cosmogonico; con la terza, presupponendo l’eccedenza e la trascendenza dello spirito, viene proposta una supposizione metafisica che prevede un Dio che si estranea a favore dell’autonoma cosmica. Come era stato affermato in precedenza questa ipotesi metafisica è solo in apparenza distante dal dibattito scientifico odierno. Materia, spirito e creazione. Reperto cosmologico e supposizione cosmogonica, lungi dall’essere un esperimento letterario e mitologico ad opera di uno dei più grandi esperti di religioni tardo-antiche, è un saggio che si inserisce con prepotenza ed innovazione all’interno dell’attuale panorama scientifico. Il trattato, che venne pubblicato per la prima volta in forma ridotta nel 1988,  è anzi una delle poche testimonianze, offerte dalla filosofia del secolo scorso, di nuovi spunti critici, autonomi rispetto alle due opposte fazioni impegnate nella disputa scientifica del ‘900: quella tra creazionisti ed evoluzionisti. Il lavoro di Jonas è decisivo anche in un altro senso. Il filosofo tedesco è infatti ben conscio che inserirsi nel dibattito scientifico proponendo un’ ipotesi metafisica potrebbe portare ad una facile e veloce liquidazione di Materia, spirito e creazione, bollata come “rigurgito metafisico” esterno ad un’argomentazione empirica. Per evitare una simile deriva Jonas è costretto a confrontare la sua supposizione con quell’intero patrimonio filosofico occidentale che si è cimentato nel problematico quesito circa l’origine del cosmo. Questo confronto permette di strutturare una profonda critica filosofica alle ragioni teoriche tanto dei creazionisti quanto degli evoluzionisti.

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La supposizione metafisica di Hans Jonas (pt.1)

Esistono degli interrogativi cui l’uomo sempre tende senza però riuscire a sentirsi pienamente soddisfatto e convinto dalle risposte a cui approda. Il grande quesito circa l’origine della vita, del mondo e dell’universo è uno di questi interrogativi radicali. Quest’interrogativo fondamentale attraversa l’intera storia dell’esistenza umana occupando un ruolo di prim’ordine tanto nei riti e nei miti delle civiltà arcaiche quanto nelle  più appassionate ricerche scientifiche contemporanee. Indubbiamente i progressi in campo scientifico e tecnologico hanno permesso di fare luce su aspetti del mondo ignoti o, semplicemente,  impensabili. Senza scadere in un positivismo radicale ed intransigente è doveroso evidenziare come lo sviluppo e la specializzazione delle scienze naturali, affiancate da un grandioso apparato tecnologico, abbia permesso all’uomo di arricchire la propria conoscenza circa la sua origine e quella dell’intero universo. Basti pensare a quel banale oggetto che è il cannocchiale puntato per la prima volta verso l’infinito del cielo da Galileo Galilei. Quel gesto, oggi così scontato, permise una rivoluzione tanto profonda da mettere in crisi sistemi secolari dati per certi. La scoperta delle imperfezioni lunari e di nuovi e lontanissimi astri, lungi dal mettere in dubbio la sola astronomia seicentesca, ripropose con forza domande vecchie quanto l’uomo 1: da chi o da cosa è stata generata l’immensità dello spazio? Siamo i soli abitanti dell’universo? Esistono dei limiti dell’universo? Questa generazione avviene partendo dal nulla o da una materia preesistente?

Sono passati secoli da quando il cannocchiale venne puntato da Galileo verso le stelle; oggi disponiamo di dati e teorie scientifiche che i primi scienziati moderni non avrebbero mai potuto immaginare. Anche le risposte circa l’origine dell’uomo e dell’universo sono profondamente mutate. In tal senso basta far brevemente riferimento alla rivoluzione iniziata da Darwin e alla più recente teoria del Big Bang e della conseguente espansione dell’universo. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa. Editori Laterza, Bari 2011. pp. 107-147