Articoli marcati con tag ‘Politica’

Guerra e filosofia: prospettive su Clausewitz e Sunzi (pt.1)

settimo sigillo anteprimaPrefazione a cura di Simone Tarli

La guerra: fenomeno e concetto, strategia e riflessione, teoresi e discesa in campo. “Cos’è la guerra? Qual è la sua essenza? Da cosa, perché nasce?” sono domande da cui sorgono tentativi di riposte, forse da parte di ogni essere umano, ma sicuramente da parte dei filosofi indistintamente dall’impianto – fenomenologico, analitico, psicologico e così via- posto alla base della riflessione. Il lavoro, che qui si presenta diviso in due parti, nasce dall’esigenza di un confronto filosofico con la guerra come fenomeno che si intreccia, inevitabilmente, con la messa a punto di una sua concettualizzazione. È noto, d’altronde, il controverso rapporto che i filosofi, ben più che la filosofia, hanno intrattenuto con la guerra — basti pensare alle esperienze di Ludwig Wittgenstein e Ernst Jünger. Le domande che “martellano” la ragione, soprattutto in relazione agli eventi più recenti – dalla Guerra del Vietnam alle due Guerre del Golfo, per fare degli esempi – attraversano, dalla prima all’ultima, le pagine che il lettore ha di fronte nel tentativo di avviare un discorso che possa porsi come base, parziale ma tendenzialmente solida negli intenti, di una risposta. Ammesso che una risposta ci sia, ovviamente. Si è ritenuto a tal fine opportuno impostare la ricerca come un “corpo a corpo” con i due capisaldi del pensiero militare e strategico: il trattato Della guerra di Karl von Clausewitz e L’arte della guerra di Sunzi, avviando al contempo un dialogo, un confronto diretto tra due tradizioni e culture, quella Occidentale e quella Orientale, che spesso si sono incontrate sul campo di battaglia. Leggi il resto di questo articolo »

Il concetto di politico

.Nonostante la brevità de Il concetto di “politico”, questo saggio di Schmitt ha dato vita ad una quantità immensa di letteratura, ricca di interpretazioni tra loro spesso contrastanti. L’opera, pubblicata inizialmente sotto forma di articolo nel 1927, passa attraverso un lunghissimo periodo di correzione ed ampliamento fino ad ottenere una forma definitiva nel 1963, che la vede arricchita di una premessa, una postilla, tre corollari e la trascrizione di una conferenza tenuta a Barcellona 1929 1. Schmitt non ha mai smesso di considerarsi, per via della sua formazione e della sua produzione, un giurista, e in questa luce si può comprendere appieno la fondamentale importanza che una trattazione sul concetto di politico assume all’interno del suo percorso. Il concetto di “politico” è scritto con lo scopo di «inquadrare teoricamente un problema di portata smisurata»2 e consiste nel tentativo di rispondere alla domanda “Cosa è politico? Cosa appartiene al campo del politico?”. Il primo passo dell’autore nell’affrontare questo problema è il definire un criterio a cui “è possibile ricondurre le azioni e i motivi politici”3. Come nell’etica si distingue fra buono e cattivo e nell’estetica fra bello e brutto, nel politico si distingue fra amico e nemico; questo criterio indica «l’estremo grado di intensità di un’unione o di una separazione»4 e configura la reale possibilità di una lotta (intesa come guerra fisica) fra i due schieramenti. Un’organizzazione che in questo caso abbia il potere di decidere se combattere o meno il nemico si definisce come politica; anche se generalmente sono gli Stati ad attuare questo tipo di decisioni, può essere considerata politica una qualsiasi organizzazione che abbia questo potere.

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  1. L’epoca delle neutralizzazioni e spoliticizzazioni, di cui si parlerà più avanti
  2. Postilla all’edizione del 1932, Il concetto di politico, in Le categorie del politico, di Carl Schmitt a cura di Gianfranco Miglio e Pierangelo Schiera, Società editrice il Mulino, Bologna, 1972, p.186.
  3. Il concetto di politico, p.108.
  4. ivi, p.109

Il re muore: la politica e la sovranità nell’elezione del Presidente Napolitano

Il re muore è un’opera teatrale di Eugène Ionesco composta nel 1962. Lo scrittore e drammaturgo francese di origini romene narra la storia di Bérenger, il re dell’Universo che tenta in tutti i modi di non vedere la fine e il degrado a cui ha condotto il suo regno, arrivando persino a negare i sintomi della propria imminente morte. Bérenger ha perso completamente i contatti con la realtà e né la natura né gli uomini obbediscono più ai suoi ordini. Anche il tempo, continuando a scorrere, si ostina a contraddire la volontà del sovrano; alla morte di Sua Altezza Reale manca poco più di un’ora. Il sovrano ha perso la sua sovranità. Ecco palesarsi dinnanzi a noi, in questi giorni convulsi per la Repubblica Italiana, il nostro “Bérenger” (Bér-sani/Bér-lusconi): la “politica”. I giornali danno un resoconto continuo del pessimo stato di salute del sovrano, pur mantenendone la prognosi riservata. Così aprono i quotidiani italiani all’indomani delle elezioni del Presidente della Repubblica:

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Die Gemeinschaft des Nihilismus: il rapporto tra Nulla e munus. (pt.2)

Nel precedente articolo sono state evidenziate le dinamiche che sottostanno al concetto di Gemeinschaft come “non-cosa”. Tale teorizzazione ha portato ad identificare nel “niente in comune” la condizione necessaria affinché la comunità sia tale. Dopo aver indagato il rapporto tra comunità e niente, Esposito analizza la relazione che intercorre tra il niente e il nichilismo. Per far ciò occorre ricordare che Esposito definisce il “niente” come condizione e momento in cui nichilismo e comunità si intrecciano pur rimanendo, nella loro relazione, concetti ben distinti.

Come per la comunità anche il nichilismo assume in Esposito un significato assolutamente innovativo. Esso è la soppressione definitiva del niente in comune e non più la sua  lampante espressione. Esso infatti “non è il niente della cosa, ma del suo niente. Un niente al quadrato: il niente moltiplicato e contemporaneamente ingoiato dal niente. […] Non avendo voluto – o saputo -scavare più a fondo nel niente della relazione, il nichilismo moderno si ritrova consegnato al niente dell’assoluto – all’assoluto niente.” 1

Si danno così almeno due significati distinti di niente che vanno assolutamente tenuti separati malgrado la loro apparente coincidenza. Da un lato si presenta il niente della relazione che, come abbiamo abbondantemente visto, fa sì che l’essere in comune non venga concepito come ente pieno, ma come rapporto. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Roberto Esposito, Nichilismo e politica. Roma-Barsi, Editori Laterza, 2000. p. 30 – 31

Un saluto alla Favola delle api

Così ogni parte era piena di vizio, ma il tutto era un paradiso … Tali erano le benedizioni di quello stato: i loro delitti contribuivano a farle grandi; e la virtù, che quella politica aveva appreso mille trucchi astuti, grazie alla sua felice influenza, aveva stretto amicizia con il vizio; e da allora anche il peggiore dell’intera moltitudine faceva qualcosa per il bene comune … Le parti direttamente opposte si aiutavano a vicenda, come per dispetto; e la temperanza e la sobrietà servivano l’ubriachezza e la ghiottoneria … Perfino l’invidia e la vanità, servivano l’industria”.

In questi mesi di crisi economica ed impietose rivelazioni degli abusi protratti dalla nostra classe dirigente tutta, simili discorsi fantasiosi suoneranno un provocatorio assurdo. Leggi il resto di questo articolo »