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Memoria ed inconscio: le colonne d’Ercole della psicologia scientifica

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1. Premessa

Col differenziarsi progressivo dei saperi è spesso stato compito, difficile e scomodo, di una branca delle scienze quello di criticarne un’altra, mostrando le leggerezze teoretiche e la sicumera non dovuta di alcuni fondamenti. Non ha fatto eccezione lo studio della ψυχή, la psicologia, a seguito della profonda metamorfosi che gradualmente ha portato una materia eminentemente filosofica a convertirsi in disciplina applicata, nuovamente rifondata su basi scientifiche; a cavallo fra il XIX e il XX secolo ciò implicava inevitabilmente un allignarsi nella mentalità positivistica, con le sue speranze e la salda convinzione di equivalenza fra metodi prima qualitativamente eterogenei in un comune sostrato matematico-empirico. Se lo stringere d’assedio al positivismo e allo scientismo non tardò a sbocciare già in contemporanea al suo rigoglio, un confronto maturo con quelli che furono i frutti dell’unione fra scienza e psiche venne intrapreso solo nella seconda metà del ‘900 (pensiamo all’antipsichiatria di Foucault, Goffman e molti altri). Eppure germi di tali intenti erano già presenti nell’istituzione della psicanalisi, oggi vista letterariamente come fiero alter ego della psicologia ufficiale, che in realtà si proponeva come conseguenza e proseguimento della stessa; nello spiritualismo e nell’evoluzionismo “vitalista”, che ai prodromi della fenomenologia indaga un mondo che non si esaurisce nell’assioma della causalità e delle relazioni fisico-chimiche.

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Carl Schmitt: la filosofia elementare di “Land und Meer” (pt.2).

L’ epoca dei balenieri baschi e nord europei finì con l’inizio del 1600, secolo in cui la determinante invenzione di nuovi sistemi di vela capaci di spazzare via il remo, costituì l’autentica svolta nella storia del rapporto tra uomo e mare. La nuova cantieristica navale olandese produsse navi in grado di resistere ai lunghi viaggi negli oceani. Se gli italiani furono fondamentali nel perfezionamento della bussola e delle carte geografiche, gli spagnoli e i portoghesi si dedicarono maggiormente alle scoperte di terre lontane. I francesi, sfruttando gli scontri religiosi all’interno del suolo nazionale, inaugurarono a tutti gli effetti i primi atti di guerriglia marina 1. Gli inglesi, malgrado le loro ricerche e le loro imprese, possedevano una flotta minore rispetto agli altri stati e lo slancio europeo verso il mare li toccò solo in una seconda fase, quando ormai l’epoca delle gesta eroiche dei balenieri volgeva al termine. L’invenzione di un nuovo tipo di vela non incentivò solo lo slancio tecnico dei paesi d’Europa, ma permise – e qui sta il nocciolo della questione per Schmitt – la nascita di una nuova e temeraria specie di «figli del mare». Pirati, corsari, avventurieri dediti ai traffici marittimi, capitanati da figure ormai entrate nella leggenda: è il caso di Francis Drake, Hawkins o Sir Henry Morgan. Questi predoni del mare conquistano anche un’effettiva rilevanza storica annunciando lo stretto legame tra l’elemento marino e la lotta al nemico terrestre, allora rappresentato dalla Spagna cattolica. Per Schmitt l’epoca dei bucanieri durò dal 1550 al 1713: dall’inizio del conflitto tra potenze protestanti e cattoliche sino alla pace di Utrecht, trattato che sanciva la nascita della nuova Europa degli Stati Nazionali. In questi centocinquant’anni l’elemento marino si manifesta in maniera dirompente e rivoluzionaria. Se in un primo momento i pirati altro non erano che gruppi solitari di navigatori che razziavano le altre navi per scopi personali, in una seconda fase essi vennero inquadrati in vere e proprie flotte al servizio delle corone europee.  Leggi il resto di questo articolo »

  1. Durante le guerre religiose che insanguinarono la Francia, la fazione protestante degli Ugonotti inaugurò un nuovo tipo di guerra marina il cui obiettivo era colpire le navi commerciali della corona di Francia. Dunque, si può legittimamente parlare di avanguardia piratesca.

Carl Schmitt: la filosofia elementare di “Land und Meer” (pt.1).

Già nel De Anima Aristotele constata che tra i pensatori presocratici figurano grandi difensori degli elementi; fra questi spiccano i nomi di Talete, Anassimene ed Eraclito. Lo Stagirita osserva, non troppo preoccupato, che «tutti gli elementi hanno avuto un difensore, tranne la terra». In effetti quasi tutti i filosofi classici concepiscono la terra come l’elemento povero, imperfetto e privo di armonia. Basti pensare a Platone che declassò la terra a sola immagine sbiadita delle pure idee dell’ iperuranio. La terra, «ricettacolo di determinazioni materiali», rimase sola ed abbandonata, senza alcun patrocinio filosofico. La successiva diffusione del cristianesimo continuò ad impedire l’analisi approfondita e filosofica della terra, preferendogli il piano spirituale della mistica e della teologia. Anche lo sviluppo scientifico del ‘700 e dell’ 800 non servì a valorizzare la terra in quanto elemento filosofico. Sia il positivismo che il materialismo ottocentesco concepirono la terra come spazio di ricerca, privo di un qualsiasi valore che non fosse fisico, geometrico e matematico. Solo nel ‘900 alcuni illustri pensatori presero le difese dell’elemento terrestre. Tra di essi è possibile annoverare filosofi del calibro di Martin Heidegger, Ernst Junger, Gaston Bachelard e Carl Schmitt . Il primo ha valorizzato l’elemento terrestre come categoria filosofica nel saggio L’origine dell’opera d’arte; il secondo, nel romanzo Al muro del tempo, rivendica la natura ctonia dell’Essere. Gaston Bachelard pubblica nel 1947  La terre et les reveries de la colontè, opera ricca di analisi sui quattro elementi fondamentali: acqua, fuoco, terra e aria. Carl Schmitt ha invece il merito di indagare il rapporto tra l’elemento terreste e gli ordinamenti politico-giuridici 1. Nella sua prima opera dal titolo Land und meer Schmitt propone una lettura della storia partendo dall’elemento ctonio, mentre nel più complesso Der Nomos der Erde analizza in modo più tecnico e giuridico il rapporto tra terra e diritto, approfondendo il tema che più gli sta a cuore: lo jus publicum europaeum. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Questo breve elenco dei “difensori della terra” viene proposto dal compianto Franco Volpi nel saggio a chiusura dell’edizione italiana di Terra e Mare. Alla lista possono essere aggiunti altri autori che, in modi diversi, hanno rinnovato un’attenzione primitiva verso l’elemento terrestre. Tra questi dev’essere citato Oswald Spengler, vero e proprio precursore di questa rinnovata attenzione