Articoli marcati con tag ‘psicoanalisi’

Memoria ed inconscio: le colonne d’Ercole della psicologia scientifica

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1. Premessa

Col differenziarsi progressivo dei saperi è spesso stato compito, difficile e scomodo, di una branca delle scienze quello di criticarne un’altra, mostrando le leggerezze teoretiche e la sicumera non dovuta di alcuni fondamenti. Non ha fatto eccezione lo studio della ψυχή, la psicologia, a seguito della profonda metamorfosi che gradualmente ha portato una materia eminentemente filosofica a convertirsi in disciplina applicata, nuovamente rifondata su basi scientifiche; a cavallo fra il XIX e il XX secolo ciò implicava inevitabilmente un allignarsi nella mentalità positivistica, con le sue speranze e la salda convinzione di equivalenza fra metodi prima qualitativamente eterogenei in un comune sostrato matematico-empirico. Se lo stringere d’assedio al positivismo e allo scientismo non tardò a sbocciare già in contemporanea al suo rigoglio, un confronto maturo con quelli che furono i frutti dell’unione fra scienza e psiche venne intrapreso solo nella seconda metà del ‘900 (pensiamo all’antipsichiatria di Foucault, Goffman e molti altri). Eppure germi di tali intenti erano già presenti nell’istituzione della psicanalisi, oggi vista letterariamente come fiero alter ego della psicologia ufficiale, che in realtà si proponeva come conseguenza e proseguimento della stessa; nello spiritualismo e nell’evoluzionismo “vitalista”, che ai prodromi della fenomenologia indaga un mondo che non si esaurisce nell’assioma della causalità e delle relazioni fisico-chimiche.

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Louis e Howard: Dialogo Sull’Onirico

magritte22«Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni»
W. Shakespeare

Somnium o «l’infinita ombra del Vero»:

 «Sogno» deriva dalla parola latina «somnium», questa rimanda alle immagini fantastiche che si sviluppano dalla mente durante il sonno. Dunque, fin da subito, la dimensione onirica è strettamente legata alla dimensione fantastica e, non a caso, «phantasia» significa «apparizione», «immagine» o «potenza immaginativa e rappresentativa dell’anima». Date tali premesse non è difficile comprendere come il sogno ha sempre interessato l’uomo sin da tempi antichissimi. 

La moderna antropologia della religione ha più volte dimostrato l’importanza che riveste il sogno nelle pratiche divinatorie primitive. In esso si leggono i segni del destino, dell’ad-venire e, in quanto tali, i sogni non solo sono “assolutamente reali”, ma addirittura partici, nel senso in cui a partire da essi si articolano tutta una serie di pratiche religiose fondamentali sia per il singolo che per la comunità. La prima testimonianza scritta ad occuparsi di un Sogno è l’epopea di Gilgameš in cui il protagonista sogna l’incontro con l’avversario – e successivamente intimo amico – Enkidu. Il sogno è precisamente una pre-visione, sia nella misura in cui pre-annuncia il futuro, sia nel senso fisico in cui anticipa la visione (quella oculare) tramite una “visione altra”, senz’occhi, ma ugualmente reale ed efficacie. Leggi il resto di questo articolo »

Il concetto limite di suicidio. Emil Cioran e Albert Camus.

«Quanto all’istinto di conservazione – nient’altro che pura e semplice testardaggine – ciò che più conta è combatterlo, denunciarne le devastazioni. Tanto meglio ci riusciremo se verrà riabilitato il suicidio, se ne sosterremo l’eccellenza e lo renderemo gioioso ed accessibile a tutti»1

Questo è uno dei molti aforismi con cui causticamente Emil Cioran (1911-1995), scrittore e filosofo franco-rumeno del Novecento, richiama all’attenzione sull’idea del suicidio. Nella sua produzione frammentaria, aforistica e volontariamente lontana da qualsiasi idea di sistema filosofico, più volte emerge con prepotenza questo tema; ed insieme ad esso le taglienti riflessioni sulla morte e sul tempo, che segnano profondamente il pensiero del filosofo. Una tale affermazione può suonare sovversiva e persino scandalosa, ma acquista un preciso senso se letta alla luce di una idea che si potrebbe indicare come concetto limite di suicidio.
Per quanto riguarda la riflessione filosofica, giuridica e soprattutto morale sul suicidio, essa affonda le sue radici molto indietro nel tempo, già nel mondo greco e romano. Per rendere evidente la spaccatura (ad esempio filosofica) sul tema basti pensare ad esempio da un lato alla posizione di Aristotele, per cui il suicidio è atto spregevole soprattutto nei confronti della polis, e dall’altro all’idea stoica della libera possibilità di disporre della propria vita 2.
Considerato di norma come atto immorale dal punto di vista etico e religioso, il rifiuto autonomo del proseguimento della vita apre molteplici e problematiche prospettive di riflessione bioetica e sociale, dal suicidio assistito all’eutanasia. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Emil Cioran, Il funesto demiurgo, Adelphi, Milano, 2011
  2. L’esempio più alto di coerenza con la filosofia stoica di età imperiale si ha con Seneca (4 a.C-65 d.C). Il suicidio, a seguito del suo coinvolgimento nella congiura dei Pisoni, sopraggiunge in modo coerente col suo pensiero: il saggio deve essere capace di restituire al fato il “bene vita” nel momento in cui non ci sono più i presupposti per condurre una esistenza serena e autarchica.