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Reificazione e catessi: la teoria di Axel Honneth, la critica di Judith Buttler (pt.2)

.4. La catessi nei confronti delle cose:

La capacità di riconoscimento nello sviluppo infantile, come detto sopra, ruota attorno a due cardini: l’imitazione della persona amata e la catessi nei riguardi degli oggetti. Quest’ultima è una relazione complessa e studiata sotto diversi aspetti; propriamente la “catessi” è l’investimento di una carica libidica (in termini ancora freudiani) nei confronti di un oggetto. Nel ricostruire l’evolversi del legame empatico fra due soggetti, in questo caso fra bambino e persona amata, il procedimento non riguarda però la carica libidica dell’infante ma la sua comprensione della catessi dell’Altro. Quest’aspetto essenziale, che ha corrispettivi in tutta la psicanalisi, viene considerato fondamentale anche da Adorno: «In recognizing other persons we must at the same time recognize their subjective conceptions and feelings about nonhuman objects […] being aware that these objects possess a multiplicity of existential meanings for the people around us» 1. Il verificarsi della comprensione dell’Altro tramite questa dinamica permette di estendere la sensibilità assiologica del bambino, mentre il processo imitativo riguardava più specificamente il cambio di prospettiva. Il capitolo della catessi negli studi sulla reificazione è decisamente ampio e tale concetto si presta a diverse obiezioni (ne vedremo alcune nella critica della Butler); Honneth, che ne fa una chiave essenziale per ulteriori passaggi, per esempio sembra non considerare l’ammonimento ecologico che riconosce a piante e animali dignità e rispetto in quanto tali e non in rapporto ad una attribuzione di valore di un Altro.

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  1. Vedi articolo precedente: Ivi, pagina 63.

Reificazione e catessi: la teoria di Axel Honneth, la critica di Judith Buttler (pt.1)

.1. Introduzione: la lezione a Berkeley:

Sul concetto di reificazione (Verdinglichung), che dovrebbe essere preminente in una sfera sociale contemporanea pullulante di oggetti, tecnologie “mediatiche” e messa in trasmissione del reale (presupposta nella rivoluzione dei social networks, ancora poco indagata), si è scritto e discusso molto a seconda delle diverse fioriture del pensiero marxista. Con un declino , avvertito ma spesso non realmente commisurato ai fatti della produzione letteraria e saggistica, della tradizione marxista si è quindi persa di vista l’importanza del rapporto filosofico ed assiologico fra l’uomo e le cose e del suo corrispettivo, nell’interpersonalità, del trattare qualcuno a guisa di oggetto e mezzo strumentale (è esplicito l’eco morale kantiano). Tuttavia l’aspetto rivoluzionario delle nuove modalità d’informazione e la parcellizzazione del lavoro nella fase «liquida» del capitalismo fervono d’una riattualizzazione ed è così che uno dei maggiori rappresentanti di quella che potremmo definire la “scuola habermasiana”, Axel Honneth, introduce la sua lectio magistralis presso l’università americana di Berkeley: “Reification: a New Look at an Old Idea” 1.
Come vedremo, è una lettura speculativa quella di Honneth, tesa a sradicarsi dalle premesse marxiste e, nelle sue intenzioni, alla liberazione del concetto di “reificazione” da alcune pastoie che potrebbe permetterne un nuovo utilizzo: per compiere una simile impresa l’approcciarsi del pensatore tedesco oscilla fra lo scandagliare un’altra tradizione filosofica, quella hegeliana, contrapponendo alla Verdinglichung una premessa esistenziale empatica, l’Anerkennung (il Riconoscimento) in quanto “antidoto”; in un altro verso si segue la ricerca di nuovi appigli dati dalla psicologia dello sviluppo e dell’infanzia. Leggi il resto di questo articolo »

  1. Axel Honneth, Reification, Oxford University Press, Oxford, 2008. 

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.2)

Di seguito la seconda parte dell’intervista a L. Franceschini, autore del saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze edito da Ombre Corte. Rimandiamo inoltre alla prima parte della medesima intervista .

F. Della Sala: Malgrado lo spazio a nostra disposizione sia ormai poco, tengo particolarmente ad affrontare con lei almeno altri tre aspetti che permettano tanto di arricchire questo discorso sul razzismo, quanto di definire meglio il suo saggio Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze. Sia nel libro, sia nella conferenza da lei tenuta a Barcellona affronta l’ardita impresa di rintracciare nella storia del pensiero quelle posizione che hanno facilitato lo sviluppo del razzismo. In questa impresa ermeneutica si è anche confrontato con la cultura greco – romana. Proprio in un saggio pubblicato da Athene Noctua a firma di L. Baldazzi, l’autore cerca di definire il concetto di straniero, rintracciando nell’estraneità il suo carattere peculiare. Come viene giustamente osservato, l’estraneità subisce, però, tutta una serie di suggestioni etiche, morali, consuetudinarie, che portano alla formulazione dello xenos e del barbaros. Il primo, malgrado sia estraneo, rientra in un processo di accettazione. Di più. Per i greci lo xenos viene addirittura ospitato, dal momento che la sua alterità non fuoriesce dai limiti della grecità. Nel caso del barbaros, invece, questi limiti vengono oltrepassati e lo straniero diventa nemico in potenza. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista a L. Franceschini autore di “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” (pt.1)

Breve biografia dell’autore:

Leonardo Franceschini è nato a Roma nel 1985.  Ottiene la Laurea triennale in Filosofia e problemi storico sociali presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi intitolata “Il concetto di alienazione nelle opere giovanili di Marx”. Dopo aver trascorso un anno presso la “Universidad Ramon Llull” di Barcelona in qualità di studente erasmus, si laurea in Filosofia politica presso l’Università “La Sapienza” di Roma proponendo una tesi magistrale intitolata “Pensiero decoloniale: alternativa espistemica, scelta politica”. Nel 2012 e nel 2013 ha impartito un corso di filosofia e uno di lingua spagnola ai detenuti dell’istituto circondariale “Rebibbia” di Roma”. Dal giugno 2013 è membro del GIRCHE (Gruppo Internazionale di Ricerca: Cultura, Storia e Stato) presso la sede di Barcellona. Attualmente è dottorando presso la “Universidad de Barcelona” in attesa della cotutela con l’Università “L’orientale” di Napoli. In precedenza Leonardo Franceschini è stato anche autore della sceneggiatura del cortometraggio “Razza: umana”, in collaborazione con Shoah Foundation, Amnesty International e Archivio di Stato, vincitore del primo premio presso la Shoah Foundation Institute, University of Southern California. Ha inoltre tradotto l’opera teatrale “E’ stato morto un ragazzo”, basata sul caso di Federico Aldrovandi. L’opera tradotta, dal titolo “Obra Federico”, è stata rappresentata in molti teatri dell’America Latina. Da ormai dieci anni lavora privatamente con bambini e ragazzi affetti da problematiche legate alla dislessia e alla disgrafia, aiutandoli negli studi. Nel  Giugno 2013 pubblica il suo primo libro “Decolonizzare la cultura. Razza, sapere e potere: genealogie e resistenze” edito dalla casa editrice Ombre Corte.

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