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Prolegomeni ad ogni futura Metafisica: il risveglio di Kant e la soluzione al dubbio di Hume

giulia

 Lo confesso francamente: l’avvertimento di David Hume fu quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dommatico e dette tutt’altro indirizzo alle mie ricerche nel campo della filosofia speculativa. Mi tenni ben lontano dal seguirlo nelle conseguenze, che provenivano solo dal fatto che egli non si pose la quistione nella sua integrità, ma si fermò solo su una parte di essa, che non può offrire nessuna spiegazione senza che si consideri il tutto1.

Il risveglio di Kant dal sonno dogmatico, in cui egli stesso confessa di essere caduto, rimane una delle più celebri confessioni di debito intellettuale del pensiero moderno. Attraverso e limitatamente all’opera in cui la stessa citazione è presente, è possibile provare a ripercorrere quale sia stata la scintilla offerta da David Hume e in qual senso Kant possa affermare, con un certo senso di soddisfazione e sulla falsariga di un’apparente modestia, di aver compiuto «l’impresa» di superare lo scetticismo a cui lo scozzese era approdato.

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  1. I.Kant (2009), p.13.

“In the beginning was the gesture”: l’origine del linguaggio secondo Michael C. Corballis

«La parola» diceva Gorgia «è un gran dominatore, che con un piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere» 1. Il linguaggio, nonostante sia in grado di scavare solchi profondi e di governare l’esistenza umana, è privo di consistenza e non lascia tracce o “fossili” di se. Proprio per questi motivi la ricerca circa l’origine del linguaggio resta un tema così problematico e conflittuale, tanto che la Société de Linguistique de Paris, per evitare che i suoi membri si perdessero in questioni e polemiche ritenute indecidibili, vietò nel 1866 la presentazione di relazioni che toccassero il problema. A discapito di simili scrupoli, la ricerca della “prima parola” ha intrigato un’infinità di pensatori antichi e moderni: Epicuro, Lucrezio, Vico, Condillac, Rousseau e Herder sono solo tra i più celebri di quanti si sono cimentati con quest’enigma. La contemporaneità, in virtù degli indizi paleontologici, etologici e neurologici riguardanti l’uomo e i suoi “parenti” più stretti, vede su questo tema “classico” guerreggiare due posizioni opposte. Come esprime Lia Formigari nel suo Introduzione alla filosofia delle lingue «nel corso di questa storia [delle teorie circa l’origine del linguaggio], sotto diverse configurazioni, si celano due modelli teorici ritornanti»2. Approcci che, in estrema sintesi, possono essere descritti come modello della “continuità” e della “cesura”.
Il primo si installa nel contesto del continuismo darwiniano, e cerca di rintracciare le condizioni per il  graduale sorgere del linguaggio umano nelle altre forme di comunicazione animale e nelle espressioni più o meno spontanee legate ad emozioni e a bisogni; il secondo, l’approccio della cesura, evidenzia invece come la proprietà essenziale del linguaggio umano, la sintassi, sia del tutto specie-specifica, olistica e dunque tale da non potersi essere evoluta gradualmente. 

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  1. Cit. I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Roma-Bari, 1981
  2. Cit. Lia Formigari, Introduzione alla filosofia delle lingue, Laterza, Roma-Bari, 2007, pag 28