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Saggio – L’assente nella percezione

.La conoscenza è un processo “positivo”: lungi da una valutazione di tipo morale, in questo caso si attribuisce alla scienza un valenza di creatio ex nihilo, una non-deformazione e la possibilità di innalzare delle strutture. Ma è possibile abbracciare una posizione così luminosa, priva di contorni e ombre? Con un taglio trasversale in diversi campi del sapere, realizzabile soltanto attraverso un approccio filosofico, nel saggio seguente si individuano nelle osservazioni di studiosi autorevoli (lo storico dell’arte Alois Riegl, il neurologo Semir Zeki, il fisiologo Hermann von Helmoltz e il fenomenologo Maurice Merleau-Ponty) sulla percezione fisica (soprattutto visiva) delle zone “vuote”. La conoscenza ha forse dei rigurgiti volontari, frustrazioni dovute all’impossibilità di un sapere totale… o si può parlare di una condizione base della forma “umana” della percezione soltanto in “presenza” di una “assenza”? Di una campitura destinata all’immaginazione, di un ordine costruttivo del cervello o, più che mai auspicabile, di una connessione diretta fra l’Uomo e il Mondo in base ad una comunanza di organi vivi e di omogeneità delle sostanze percepenti e percepite?

L’assenza nella percezione non si può indagare e inquadrare, in quanto assenza: si indica, si indovina. Ciò risulta possibile soltanto adesso, con maggiore chiarezza rispetto al passato, con il profilarsi epistemologico di un nuovo modo possibile di intendere il percepire: il “sensore” dell’Intelligenza Artificiale. Una percezione da intendersi come sommatoria perfetta e dettagliata di tutto ciò che c’è da “registrare” dell’esistente si può considerare “percetto” nel senso classico? Leggi il resto di questo articolo »

Gli ornamenti: Ernst Bloch tra arte gotica e scultura africana

La questione ornamentale rientra ormai a pieno titolo nel panorama estetico contemporaneo. La devastazione artistica e architettonica delle due guerre mondiali ha lasciato spazio ad una nuova uniformità estetica da cui l’ornamento è categoricamente bandito. Ernst Bloch è uno dei pensatori che per primi si dedicarono al problema dell’ornamento. Per il filosofo quella di ornare e di ornarsi diviene un’urgenza filosofica davanti all’omologazione anti – naturalistica della nuova civiltà della tecnica. La questione della salvaguardia dell’ornamento viene affrontata nel capitolo “Produzione dell’ornamento” della sua prima opera Spirito dell’Utopia del 1918. L’idea di racchiudere in modo organico tutto il materiale estetico in una sola opera non verrà  portata a compimento, pertanto per analizzare la  teoria critica di Bloch occorre  attenersi  oltre che al  capitolo dell’ opera Spirito dell’utopia,  alle conferenze tenute sull’argomento e all’epistolario tra il filosofo e György Lukács.

Proprio in una di queste lettere Bloch rileva come una delle caratteristiche fondamentali dell’ornamento sia la capacità di portare in superficie ciò che altrimenti rimarrebbe irrimediabilmente nascosto. L’ornamento rende una produzione meramente materiale, qualcosa di più, ma cosa crea l’ornamento? Quale “contenuto sedimentato” si cela dietro le svariate forme ornamentali? Cosa accomuna la compattezza del cristallo egiziano, la traforatura dell’arte gotica e la scultura tribale africana? Leggi il resto di questo articolo »