Articoli marcati con tag ‘violenza’

Guerra e filosofia: prospettive su Clausewitz e Sunzi (pt.1)

settimo sigillo anteprimaPrefazione a cura di Simone Tarli

La guerra: fenomeno e concetto, strategia e riflessione, teoresi e discesa in campo. “Cos’è la guerra? Qual è la sua essenza? Da cosa, perché nasce?” sono domande da cui sorgono tentativi di riposte, forse da parte di ogni essere umano, ma sicuramente da parte dei filosofi indistintamente dall’impianto – fenomenologico, analitico, psicologico e così via- posto alla base della riflessione. Il lavoro, che qui si presenta diviso in due parti, nasce dall’esigenza di un confronto filosofico con la guerra come fenomeno che si intreccia, inevitabilmente, con la messa a punto di una sua concettualizzazione. È noto, d’altronde, il controverso rapporto che i filosofi, ben più che la filosofia, hanno intrattenuto con la guerra — basti pensare alle esperienze di Ludwig Wittgenstein e Ernst Jünger. Le domande che “martellano” la ragione, soprattutto in relazione agli eventi più recenti – dalla Guerra del Vietnam alle due Guerre del Golfo, per fare degli esempi – attraversano, dalla prima all’ultima, le pagine che il lettore ha di fronte nel tentativo di avviare un discorso che possa porsi come base, parziale ma tendenzialmente solida negli intenti, di una risposta. Ammesso che una risposta ci sia, ovviamente. Si è ritenuto a tal fine opportuno impostare la ricerca come un “corpo a corpo” con i due capisaldi del pensiero militare e strategico: il trattato Della guerra di Karl von Clausewitz e L’arte della guerra di Sunzi, avviando al contempo un dialogo, un confronto diretto tra due tradizioni e culture, quella Occidentale e quella Orientale, che spesso si sono incontrate sul campo di battaglia. Leggi il resto di questo articolo »

Le Eumenidi di Eschilo: la decisione come salvezza dal caos

La trilogia dell’Orestea, del tragediografo Eschilo, fu rappresentata ad Atene nel 458 a.C. , durante le Grandi Dionisie, festività religiose in onore del dio Dioniso in cui i vari autori si sfidavano in agoni tragici. Per questa trilogia, che comprende l’Agamennone, le Coefore e le Eumenidi, Eschilo vinse il primo premio. L’opera che qui prenderemo in considerazione saranno le Eumenidi. In essa, ultima parte della trilogia eschilea, il concetto di decisione riveste un ruolo fondamentale e determinante. Eschilo, infatti, propone una tragedia la cui trama si articola in una serie di vendette e in una catena di omicidi all’interno della stessa famiglia. Senza l’intervento esterno di un giudice al quale sia unanimemente riconosciuto un potere netto e indiscusso, una simile spirale di violenza rappresenterebbe l’impossibilità di porre un limite alla cieca ferocia, all’odio, alle vendette brutali. Prima di entrare nella trattazione filosofica del tema della decisione, occorre guardare alla trama della trilogia che permette di chiarire tanto il contesto storico a cui Eschilo allude, quanto la capitale importanza della decisione rispetto a quest’ultimo. Agamennone, della famiglia degli Atridi, 1 per risultare benevolo alla dea Artemide, sacrifica alla divinità la figlia Ifigenia, seguendo così il consiglio dell’indovino Calcante. Appresa la notizia, la moglie Clitennestra decide di uccidere il marito assassino. Appena Agamennone fa ritorno ad Argo, il delitto si compie e la figlia viene così vendicata. Il secondo figlio, Oreste, tornato ad Argo dopo un esilio, assiste al patricidio e, su ordine di Apollo, uccide sia la madre che Egisto, amante di quest’ultima. A seguito di questo crudele crimine, Oreste viene perseguitato dalle Erinni, divinità degli inferi dalle sembianze mostruose e raccapriccianti, inviate dalla madre defunta.

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  1. Si tratta  proprio del personaggio mitologico dell’Iliade omerica. Infatti, le tragedie avevano solitamente come protagonisti figure mitologiche della tradizione e della cultura greca arcaica

Un confronto con Renè Girard: teoria del sacrificio e novità maya.

1 Nell’inverno 2012 ebbi la possibilità di confrontarmi con l’esperto Hiparco Melendez, archeologo, antropologo e guida messicana che mi accompagnò alla scoperta della civiltà Maya nella fitta giungla dello Yucatan. Fu proprio Melendez a comunicarmi le più recenti e rilevanti scoperte circa i maya e il loro misterioso passato. Rimasi profondamente affascinato dalla recente teoria circa la sacralità dei cenotes 2, nonchè dall’ipotesi astrologica che prevede di catalogare i maya come unica “civiltà lunare” ad oggi conosciuta 3. Fu però la visita, al grande tempio del Chac Mool a Chichén Itzá a incuriosirmi. Diversamente da quanto si crede, le città maya in cui si praticavano sacrifici umani erano decisamente poche, forse meno di una decina, tanto che l’intero complesso urbanistico di simili centri abitati rispondeva unicamente a necessità religiose. E’ questo il caso di Chichén Itzá, città scarsamente popolata ma ricca di templi, campi di gioco sacri e importanti complessi religiosi e sacerdotali. I sacrifici umani venivano presumibilmente svolti poche volte l’anno in una piramide più defilata rispetto alla famosissima piramide-calendario di Chichén Itzá. Sulla cima di questo tempio si erge l’altare del Chac Mool, una statua raffigurante un uomo sdraiato con il busto rivolto a tre quarti. Proprio su questo particolare altare veniva posto il corpo della vittima, scelta per il sacrificio rituale. La recentissima scoperta di affreschi sui muri perimetrali del piano più alto della piramide ha permesso di far luce sulla macabra cerimonia maya. Leggi il resto di questo articolo »

  1. L’immagine di copertina si riferisce ad un sacrificio umano azteco.
  2. In base ai nuovi studi antropologici nelle comunità maya tutt’ora esistenti è risultato evidente che l’acqua dei cenotes non sia utilizzata per scopi agricoli, ma venga piuttosto venerata come porta al mondo ultraterreno
  3. I maya sarebbero una civiltà lunare dal momento che, nella giungla dello Yucatan, è possibile osservare nitidamente il cielo solo la notte, quando le foglie e i rami delle piante, abbassandosi, permettono aperture verso il cielo. Secondo questa teoria, tale fatto ha una rilevanza notevole nello sviluppo religioso, linguistico, culturale e astronomico dei maya